Per gli elettori inglesi non c’è dubbio: le proposte più efficaci e affidabili per l’economia del Paese sono quelle di Reform UK. Il trionfale 34% ottenuto in un recente sondaggio è una percentuale da maggioranza di governo.

L’ingresso a Downing Street di Nigel Farage viene considerato da molti ormai una certezza. Ma sono i competitor la vera “sorpresa”. Note assai dolenti per i laburisti, in caduta libera, fermi al 24%. Neppure un quarto degli elettori. Un disastro, soprattutto tenuto conto che si tratta del partito del premier in carica. Starmer in questi primi anni di governo le ha tentate tutte. Rimpasti, misure restrittive verso i clandestini che neppure Orbán. Peraltro, la ministra pakistana Shabana Mahmood proprio ieri ha definito la lotta ai migranti una “missione morale” e ha proposto una nuova stretta sui permessi di soggiorno, tagli ai contributi e un periodo minimo di venti anni per i permessi permanenti per tutti gli immigrati, compresi i richiedenti asilo per motivi politici e umanitari. Insomma, poco importa se fuggi da un Paese in guerra e cerchi accoglienza. Da oggi, diventare cittadino britannico sarà pressoché impossibile. Alla faccia della patria del diritto e della democrazia.

Eppure, la scelta di Starmer di mettere agli Interni una ministra che ha giurato sul Corano e nota per essere un’oltranzista della filosofia “legge e ordine” non è sufficiente a convincere gli elettori che manifestano un giorno sì e l’altro pure con le bandiere di San Giorgio al grido di MEGA, Make England Great Again. I sondaggi sono impietosi verso i laburisti e fa capolino anche l’incubo delle elezioni anticipate.

I Conservatori

Dal canto loro, i Conservatori, il partito dato un po’ troppo presto per morto, sembrano aver ritrovato un po’ di verve. Farage è da mesi che punta a strappare consensi ai Tories, soprattutto tra i votanti più “sensibili” delusi dalle scelte ondivaghe sull’immigrazione dei precedenti governi a guida Tory. Ma, dopo una prima flessione, sembra che lo zoccolo duro dei conservatori britannici, quelli più vicini alla loro lunga tradizione, abbia raffreddato la propria infatuazione per il pifferaio brexitiano e stia tornando a casa.

La formazione guidata da Kemi Badenoch si è piazzata inaspettatamente seconda nel sondaggio e tallona Reform con un rotondo 29%. Dato da leggere in due direzioni: in primo luogo è la conferma che l’indefessa campagna della leader sta dando i suoi frutti. Kemi la “nigeriana”, appellativo tanto caro ai suoi detrattori, sta girando da mesi il Paese in lungo e in largo in ascolto di semplici cittadini, organizzazioni locali, piccoli imprenditori, vigili del fuoco, insegnanti e soprattutto i farmers della provincia che rappresentano una fetta non marginale dell’elettorato britannico. Insomma, una campagna tradizionalmente thatcheriana. Stesso piglio identitario, stessa energia. E in questo caso i parallelismi si sprecano.

Verso un governo di centrodestra

Il secondo elemento è il fatto politico. Qualunque sarà l’equilibrio tra le due formazioni, è ormai scontato che si andrà verso un governo di centrodestra con un’alleanza tra questi due partiti. Così come è scontato che, al prossimo giro, per la sinistra inglese e per l’opaco Starmer si preparano lacrime e sangue.