Volare verso il 5G Standalone conviene a tutti. Anzitutto agli utenti, perché verrebbe finalmente offerto loro un sistema in grado di consentire servizi innovativi su larga scala e non soltanto una velocità di navigazione in rete più alta. Ma anche alle imprese: basti pensare all’IoT industriale o alla capacità esponenziale di automazione, senza arrivare a pensare più in grande alle potenzialità ancora inespresse delle smart cities. Infine alla sostenibilità del settore Telco, da diversi anni in difficoltà. Lo ha capito Agcom, che, a valle della seconda consultazione pubblica sul tema, ha dato a dicembre un primo via libera alla proroga gratuita delle licenze per le frequenze mobili, in scadenza nel 2029, fino al 2037.

In cambio lo Stato chiede due cose: un ulteriore passo in avanti per la copertura della rete sul territorio nazionale e garanzie su nuovi investimenti. A breve è prevista una nuova consultazione tecnica, ma il segnale è già importante. La proroga gratuita sulle frequenze darebbe una boccata di ossigeno importante a un settore molto sotto pressione a causa della riduzione progressiva dei margini. Tra il 2020 e il 2024, il segmento mobile ha visto ridurre i ricavi del 18,1%. E la tendenza resta negativa: visto che solamente nel 2024 i ricavi si sono ridotti ancora del 3,4%. Va da sé che anche gli investimenti siano calati nel periodo. Esempio paradigmatico quelli per le immobilizzazioni nella rete mobile, diminuiti dal 2020 al 2024 dell’11,1% e solo nel 2024 del 3,6%.

In altre parole la proroga gratuita azionerebbe automaticamente un moltiplicatore economico: nuovi investimenti sul territorio, miglioramento dell’infrastruttura digitale del Paese e digitalizzazione tali da creare migliaia di nuovi posti di lavoro e migliorare la competitività delle piccole e medie imprese, backbone della nostra economia. Il 5G Standalone è intelligente e programmabile. Molto più adatto alle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale. E la proroga favorirebbe il rollout di questa tecnologia, più conveniente, semplice e più a portata di mano per le imprese del settore. A livello infrastrutturale sarebbero attivati nuovi nodi di rete e nuove antenne, oltre che sviluppati servizi Standalone avanzati. Infine le aree rurali di grande interesse politico e a basso ritorno commerciale sarebbero coperte.

D’altronde, la sofferenza degli operatori telco non viene da lontano: i prezzi dei servizi mobili in Italia, in Europa e nel mondo sono letteralmente crollati negli ultimi anni, e ai 6 miliardi e mezzo di euro sborsati dalle aziende in Italia nel 2018 per l’acquisto delle frequenze non sono poi corrisposti adeguati ricavi. Negli ultimi 20 anni l’industria telco ha speso alle aste ben 21 miliardi di euro solo per l’acquisto dello spettro. Poi di recente ci si è messa la guerra dei prezzi a sferrare un altro duro colpo al mercato italiano delle telecomunicazioni. L’iper competizione sui prezzi e la corsa al ribasso permanente a fronte di servizi top come i giga illimitati hanno generato una spirale negativa per cui tutti vendono la stessa cosa al prezzo più basso possibile. Risultato? Margini onerosi, meno cassa, meno investimenti. A svantaggio di tutti. Le telco in Italia operano con una struttura di costi da utility, ma a prezzi da discount. E anche le regolazioni italiana ed europea hanno favorito la concorrenza sul prezzo piuttosto che la sostenibilità.

Il paradosso telco è che chi costruisce le autostrade digitali non guadagna dal traffico. In questo scenario, il Decreto Milleproroghe, attualmente all’esame della Camera, potrebbe essere il veicolo adatto per definire il rinnovo delle frequenze che, nel caso in cui fosse gratuito, diventerebbe la scintilla in grado di rilanciare il settore e accelerare la digitalizzazione del nostro Paese.

Paolo Bozzacchi

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