L'€conomista
Ricarica elettrica pubblica, la transizione energetica comincia dalle nostre città
Il mercato dell’energia è indebolito dagli shock petroliferi, ma l’infrastruttura urbana può cambiarlo con investimenti privati e politiche europee specifiche. A Roma e Milano si moltiplicano le colonnine grazie alla rete promossa da Powy
A guardarla da fuori, una colonnina può sembrare un oggetto banale: una scatola, un cavo, uno stallo. Dentro, però, c’è una nuova economia urbana fatta di capitale privato, tecnologia, autorizzazioni pubbliche, connessioni alla rete ed energia rinnovabile. “Powy”, società torinese attiva dal 2021 che gestisce la principale rete indipendente di ricarica pubblica, sta facendo di Roma e Milano due esempi di smart cities dove la ricarica elettrica non è più un “accessorio green”, ma un’infrastruttura condivisa e necessaria come le reti elettrica, idrica e telefonica.
Nella Capitale l’azienda ha annunciato l’installazione di 46 punti di ricarica ovvero 23 nuove colonnine (15 in corrente alternata, o AC, 6 in corrente continua, o DC, e 2 ad alta potenza), con una stima di riduzione delle emissioni pari a circa 30,3 tonnellate di CO2 all’anno, senza considerare la mancata emissione di agenti altamente inquinanti dannosi per la salute. A Milano, invece, il piano di sviluppo prevede l’installazione di oltre 100 punti di ricarica sul territorio, di cui 52 già attivi (39 AC e 13 DC) con stazioni alimentate al 100% da energia rinnovabile. Se la metrica è l’impatto, Powy stima che le proprie infrastrutture abbiano già evitato a Milano oltre 500 tonnellate di CO2, con una media superiore a 27 tonnellate per stazione. «Per le 23 location approvate a Roma investiamo circa 400 mila euro: un primo passo per Powy nella Capitale, dove siamo pronti a investire ulteriormente per accompagnare lo sviluppo della ricarica pubblica in città», dice il CEO e co‑founder Federico Fea. E sul capoluogo lombardo aggiunge: «Tra le location già attive e quelle in pianificazione, Powy investe su Milano circa 900mila euro, ma siamo pronti a creare almeno altri 300 punti di ricarica nei prossimi mesi. La sfida non è solo di mobilità ed infrastrutturale, ma riguarda soprattutto la salute dei cittadini: nel 2023 il nostro Paese è stato di gran lunga la maglia nera d’Europa per qualità dell’aria con oltre 43mila decessi attribuibili all’inquinamento atmosferico, di cui più di 10mila in Lombardia». Allargando lo sguardo al contesto internazionale la domanda da porsi è “se non ora, quando?”.
Le politiche europee, infatti, mantengono la barra dritta verso la decarbonizzazione del trasporto stradale: oggi la legge Ue prevede il 100% di riduzione delle emissioni per le nuove auto e i nuovi van dal 2035, ma nel dicembre 2025 la Commissione ha presentato con l’Automotive Package una proposta che introdurrebbe maggiori flessibilità (90% di riduzione “tailpipe” dal 2035 e compensazioni per il restante 10%). A questa spinta normativa si aggiunge l’urgenza strategica: la crisi energetica legata alle tensioni sullo Stretto di Hormuz ha ricordato quanto l’economia resti esposta agli shock del petrolio. Solo nel 2024 da quel corridoio sono transitati in media 20 milioni di barili al giorno, un quinto dei consumi globali di liquidi petroliferi.
In un momento in cui le tensioni sul petrolio e i rischi sulle rotte energetiche tornano a trasferirsi rapidamente sui prezzi, la questione non è solo quante colonnine si installano, ma quanto le città siano pronte a offrire alternative credibili alla mobilità tradizionale. Investimenti come quelli di Powy a Roma e Milano (senza dimenticare gli oltre 2200 punti di ricarica Powy già esistenti in Italia) servono proprio a questo: trasformare la transizione elettrica da scelta individuale “per pochi” a possibilità concreta su larga scala. Infrastrutture di ricarica diffuse e affidabili, quindi, diventano un pezzo di politica economica oltre che ambientale: stimolano la domanda, anticipano gli obiettivi europei e attenuano l’impatto degli shock energetici sulle famiglie e sulle imprese. Senza dimenticarsi gli effetti positivi sulla salute di tutti noi. In altre parole, la scommessa di Powy è costruire una rete diffusa ed efficiente. In vista del 2035 se un cittadino decide di cambiare auto, dovrebbe poter modificare le proprie abitudini senza per questo cambiare città.
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