Politica
Riforma della magistratura, non è un golpe: le mistiche bugie degli oppositori
La riforma della magistratura non è un golpe, ma un ddl votato ex articolo 138 della Costituzione: chiamarlo “attentato”, o definirlo “sovversione”, è un abuso semantico prima ancora che giuridico.
L’idea che il governo non possa proporre riforme costituzionali ignora l’articolo 71 della Costituzione e dimentica che ogni iniziativa passa dal vaglio del Capo dello Stato (art. 87 Cost.): chi attacca l’uno, colpisce l’altro. L’obiezione utilitaristica (“non serve ai cittadini”) riduce un sistema articolato ad un esercizio cronometrico. La giustizia non è solo velocità: è contraddittorio, riservatezza, prova formata nel dibattimento (art. 111 Cost.). Si dice essere riforma “inutile o dannosa”, ma si tratta di un pigro “aut aut”: se il corpo soffre di comorbidità, e il soggetto è morente, l’inerzia è la terapia peggiore.
Separazione delle carriere
Si vocifera che la separazione delle carriere salvi potenti: dove esiste, costoro finiscono sotto processo. Da noi, il bilancio è pietoso. Sostenere poi che la separazione “di fatto già c’è” è un sofisma: il Csm “unitario” attuale governa le carriere, gestisce le assunzioni e i trasferimenti, irroga le sanzioni. Ma l’indipendenza strutturale delle funzioni non è affatto garantita, per via della commistione in un unico collegio di Giudici e Pubblici ministeri. Il numero delle assoluzioni non dimostra nulla: è mala statistica scambiare effetto e causa; un gioco di prestidigitazione.
Il sorteggio nel Csm non è follia
Quanto alla creazione del supposto “superpoliziotto” in luogo dell’odierno Pm, è necessario considerare il magistrato requirente non un giudice mancato, bensì un professionista legale dotato di elevata specializzazione e differenziazione. Il sorteggio nel Csm non è follia: il diritto italiano usa il “caso” nei giudizi più delicati e solenni; non riguarda i cosiddetti membri laici perché questi non sono politici, bensì professionisti, che il costituente volle ammettere al fine di evitare l’autogoverno corporativo della magistratura.
Scegliere la ragionevolezza
L’Alta Corte disciplinare non è un mostro giuridico: è un antidoto al conflitto di interesse. Il referendum non è un’arena per gladiatori superstiziosi e manichei: è un esame di realtà o, se si vuole, un test cognitivo per l’elettorato. Chi vuole capire, diffidi degli incantatori e scelga la ragionevolezza.
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