Abbiamo conversato sulla riforma con Donatella Masia, che è stata giudice penale, giudice istruttore, GIP e poi pubblico ministero a Torino, Alba ed Asti.
L’ANM punta l’indice contro la riforma, sostenendo che la creazione di due CSM per pubblici ministeri e giudici consentirebbe alla politica di controllare la magistratura, malgrado sia prevista la stessa proporzione tra togati e laici che c’è oggi nel CSM unificato. Eppure il nuovo art. 104 della Costituzione è inequivoco: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Qualsiasi legge in senso contrario verrebbe falcidiata dalla Corte Costituzionale. Addirittura hanno affisso manifesti con la domanda “vorresti giudici che dipendono dalla politica? No”. Cosa ne pensa?
Prendo lo spunto dai manifesti diffusi di recente dalla ANM presso importanti stazioni ferroviarie. Dopo la loro comparsa, non pochi conoscenti mi hanno contattato per avere lumi al riguardo, sconcertati dall’asserzione che con la riforma i “Giudici” verrebbero asserviti alla politica. È vero esattamente il contrario. L’avere ideato per ciascuna categoria, Giudici e PM, un proprio CSM (com’è logico che sia se le carriere sono separate) la cui composizione discende, per i togati, non già da elezioni ma da sorteggio, è l’unica salvaguardia ipotizzabile in concreto per scardinare il nefasto legame tra la politica (esercitata dalle correnti della ANM, tutte ideologicamente orientate) ed i magistrati. Attualmente chi siede al CSM vi giunge perché eletto dai magistrati che esprimono la scelta su liste ispirate dalla ANM (unica lodevole eccezione la presenza nell’attuale CSM del consigliere Andrea Mirenda, indipendente, non a caso antesignano del metodo del sorteggio). Ciò implica che i consiglieri siano “debitori” verso la ANM e le sue correnti, orientando il proprio operato ai loro desideri, specie quando devono decidere incarichi direttivi e progressioni di carriera. In questo modo si sono realizzate, e si realizzano tuttora, le spartizioni di incarichi, anche apicali, sul territorio. Il prevedere che la composizione del CSM, per i membri togati, derivi da un sorteggio impedisce o comunque ostacola questo perverso legame. Ed è questa, a mio avviso, la vera ragione per cui la ANM vi si oppone. A proposito, poi, dei manifesti, va detto che essi contengono una palese menzogna che diffonde ai cittadini una informazione fallace: da nessun articolo della legge emerge che i PM e i Giudici verrebbero asserviti alla politica. Quanto ai PM, chi lo ha sostenuto ha già dovuto ammettere di avere espresso una preoccupazione “per il futuro”, non potendosi escludere che – appunto in futuro – ciò avvenga, ma ovviamente con una nuova legge costituzionale (tutta da discutere), posto che l’art.104 Cost. risultante dalla riforma è chiarissimo nello stabilire che la magistratura (di cui fanno parte Giudici e PM) costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Il che vale per PM e Giudici, appunto. La triste, e grave, conclusione è che la ANM, che è scesa incredibilmente nell’agone quale soggetto politico, così peraltro rimarcando il ruolo svolto da decenni dalle correnti, non solo fa propaganda politica, ma fa propaganda ingannevole: un vero paradosso per chi, indossando la toga, dovrebbe tendere ad incarnare la Verità.
Non le sembra fisiologico al processo accusatorio e funzionale ad un moderno Stato di diritto che il giudice appartenga ad una categoria ordinamentale diversa da quella del difensore e del pubblico ministero?
È pacifico che già dal 1989, momento dell’entrata in vigore dell’attuale codice di procedura penale (c.d. codice Vassalli, da chi ne fu il “padre” politico, non certo appartenente al centrodestra), si sarebbe dovuta operare l’indicata separazione. Ciò in quanto il rito accusatorio è basato sulla terzietà del Giudice che deve giudicare le tesi offertegli da accusa e difesa, tra loro in posizione di parità. Appare evidente che ciò non è realizzabile se PM e Giudice “abitano nella stessa casa”, com’era nel rito inquisitorio in cui il PM era sostanzialmente un alleato del Giudice (non a caso sedeva in aula accanto al Collegio giudicante). Non è quindi fondata l’obiezione di chi dice che, di fatto, la separazione c’è già poiché il transito da una funzione all’altra è molto limitato dalle attuali normative: un conto è svolgere funzioni distinte nella stessa casa, un conto appartenere a case diverse per nascita, formazione, carriera. Dunque l’attuale Governo ha solo ripreso ciò che diversi precedenti governi avevano iniziato, e lo ha portato a termine.
Lei ha mai fatto parte di una corrente? Che peso hanno all’interno della magistratura? Un magistrato può fare carriera senza far parte di una corrente?
Entrata in servizio come Giudice nel 1981, mi avvicinai per qualche tempo a Magistratura Indipendente (MI) illudendomi che il nome corrispondesse alla realtà, soprattutto perché a quei tempi uno dei suoi punti programmatici era “l’abolizione della divisione in correnti”. Poiché capii presto che MI era come tutte le altre correnti, interessata a fare “politica interna”, la abbandonai e non mi occupai più di alcuna corrente. Ricordo bene che in più occasioni mi si disse che “per fare carriera era bene militare in una corrente” ma non me ne curai poiché ero appassionata del mio lavoro, non della carriera. Certamente il fatto di avere appoggi “correntizi” facilita la progressione di carriera, stante l’indicato legame tra le correnti ed il CSM. Il che, evidentemente, pone un grosso problema di valutazione delle competenze, che dovrebbero prescindere dall’iscrizione ad una corrente. Per fortuna esistono però anche esempi di grandi capacità, in colleghi che operano egregiamente a prescindere dalle correnti.
La riforma prevede che i componenti del CSM siano sorteggiati. Del resto il concorso per l’accesso in magistratura è già molto selettivo ed il singolo magistrato può decidere controversie ben più delicate di scegliere, per esempio, chi debba diventare Procuratore Capo di Asti.
Ho già detto che il sorteggio mi appare l’unico strumento idoneo ad ostacolare il potere delle correnti, e ne ho spiegato le ragioni. L’ANM non ha ancora capito che col sorteggio le correnti devono sparire, e spariranno, e finalmente a decidere su carriere ed incarichi saranno membri togati indipendenti e membri laici qualificati. Che poi i colleghi sorteggiati anziché eletti non abbiano le competenze per valutare carriere ed incarichi… è argomento risibile, se riferito a soggetti che per mestiere decidono della vita e delle sostanze delle persone.
Ma sarà mai possibile avere una magistratura libera dalle correnti e capace di selezionare al suo interno i migliori con criteri meritocratici? Nella riforma entra in Costituzione (art. 105) la competenza del CSM, prima prevista solo per legge, alle “valutazioni di professionalità” (oggi al 99% positive). Sarebbe una grande conquista per tutta la magistratura. Cosa ne pensa?
Qui si tocca un aspetto a me caro: la qualificazione professionale. A mio modo di vedere questa non può prescindere da una sostanziale riforma del reclutamento e della progressione di carriera. Il reclutamento non può avvenire solo sulla base dei risultati di un concorso che, pur difficile, è comunque un esame “scolastico”. In altre occasioni ho già detto che chi vuole fare il magistrato dovrebbe accedere al concorso solo dopo un periodo di almeno 5 anni di lavoro, privato o pubblico: chi decide della vita e delle sostanze altrui deve conoscere almeno un po’ il mondo. Inoltre dovrebbe superare idonei test psicoattitudinali: le lacune giuridiche si possono colmare studiando, non così quelle di personalità. Ovviamente, poi, nel corso del servizio, vi dovranno essere periodiche verifiche delle capacità psicoattitudinali e professionali, che non sono immutabili nel tempo. Se così fosse, le valutazioni di professionalità discenderebbero da un quadro già preciso ed avrebbero solide basi, anziché essere affidate a giudizi di stile o ad autorelazioni (curiosa pratica del sistema!). Il CSM, composto per ciascuna categoria come previsto, svolgerebbe così al meglio questo ruolo.
