Verso il referendum
Riformisti per il Sì, parla la sinistra garantista: numerose e autorevoli adesioni per una “conquista di modernità costituzionale prevista e voluta da Vassalli”
Battista, Concia, Craxi, De Giovanni, Esposito, Gualmini, Maran, Morando, Petruccioli, Picierno, Scalfarotto, Signorile, Sodano e Testa. Tante e significative le adesioni all’appello del Riformista
Il referendum garantista del 22 e 23 marzo risponde alla battaglia di sempre del mondo riformista e liberale per una giustizia giusta. Lo sanno, lo dicono, lo ripetono i tanti esponenti della sinistra garantista che aderiscono all’appello lanciato ieri da questo giornale.
Dagli ultimi testimoni della grande tradizione del Pci agli esponenti di quello che fu il Psi, dai giovani cresciuti tra Leonardo Sciascia e Marco Pannella agli amministratori locali del Pd, di Italia Viva, Azione, +Europa, i riformisti italiani che non si iscrivono affatto alla maggioranza di centrodestra ma sostengono con forza le ragioni del Sì al referendum ci scrivono e vogliono farsi sentire. Non accettano di essere inquadrati in una minoranza della minoranza: chi ha vissuto gli anni migliori del centrosinistra di governo, chi ha studiato la necessità di mettere mano a una riforma seria della giustizia, non ci sta ad essere rintuzzato, sminuito, svilito. Il nostro appello al mondo riformista riceve riscontri calorosi.
Il primo a aderire è Biagio De Giovanni. Oggi ha 94 anni ed è tra i più noti filosofi della politica prestati all’impegno civico: parlamentare europeo, già esponente del PCI, del PDS e dei DS. Arriva l’adesione di Claudio Signorile, a lungo vicesegretario del Psi, docente universitario e più volte ministro. Tra i primissimi anche Claudio Petruccioli, cresciuto nel Pci prima e poi nel Pd, già presidente Rai e da anni colonna di Libertà Eguale. Signorile — già ministro, leader socialista, riformista storico, protagonista della Prima Repubblica, maestro di cultura politica e organizzatore instancabile del dialogo riformatore – è il fondatore del Comitato “Giuliano Vassalli”. «È un vento fresco di rinnovamento quello che accompagna il cammino del Sì. Una conquista di modernità costituzionale prevista e voluta da Giuliano Vassalli e dal riformismo socialista, da molti anni», dice al Riformista. L’ex direttore Rai e deputato Psi, Giampaolo Sodano, aderisce. Così come Franco Venturini, socialista che ha dato vita al comitato “VassallI”.
Aderiscono Bobo Craxi, referente Psi per il Sì, e Enrico Morando, già parlamentare del Pd e viceministro delle Finanze nei governi Renzi e Gentiloni. Pina Picierno — vicepresidente del Parlamento europeo, già deputata, progressista convinta, voce autorevole del centrosinistra europeista e garante delle libertà civili – è tra le sostenitrici più convinte della riforma. «Votare sì – dice – è una scelta di responsabilità per rafforzare lo Stato di diritto e restituire fiducia ai cittadini. Le garanzie non possono essere patrimonio di parte, sono il termometro della qualità democratica di un Paese». Alessandro Maran — nato politicamente con il Pci, già senatore, presidente di società editoriali, studioso di sistemi istituzionali e promotore del garantismo – è netto: «Voterò Sì perché i referendum si votano sul merito. La separazione delle carriere garantisce maggiore terzietà del giudice, supera il Csm unico, spezza il correntismo e completa la riforma Vassalli, adottata in tutte le democrazie liberali tranne l’Italia».
Domenico Petrolo — avvocato, docente, voce garantista dalla sensibilità riformista non è da meno: «Voto Sì perché serve separare davvero le carriere. Solo così i GIP saranno liberi di dire No quando il fatto non sussiste, senza subire la valutazione dei PM». Stefano Esposito — ex senatore dem, amministratore locale, riformista laico, attento ai temi della legalità, sostiene il referendum con determinazione: «Voto sì per ridurre gli innocenti arrestati, eliminare le correnti che soffocano il Csm e valorizzare i magistrati capaci, sanzionando chi sbaglia come in qualunque professione». Anche Italia Viva rompe gli indugi ed entra nella partita. Ivan Scalfarotto, deputato, già sottosegretario, attivista per i diritti civili, riformista europeo, giurista politico, voce autorevole di IV, dichiara: «Voto sì perché un processo accusatorio richiede ruoli distinti tra accusa e giudizio. È così che la Repubblica si libera dai residui inquisitori e realizza pienamente i principi costituzionali, dalla presunzione di innocenza alla funzione riabilitativa della pena».
Elisabetta Gualmini — europarlamentare del Pd di recente passata con Azione, politologa, docente universitaria, esperta di welfare e istituzioni europee, dice: «Voto Sì perché si compie finalmente il passaggio dal sistema inquisitorio del codice Rocco a quello accusatorio delle democrazie mature. Il cittadino ha diritto a un giudice davvero terzo e a due Csm che superino il correntismo». Carmen Dal Monte, avvocata, esperta di diritti civili, attivista garantista, studiosa di sistemi giudiziari comparati, si aggiunge: «Chi accusa e chi giudica deve avere responsabilità distinte. L’imparzialità è un assetto istituzionale. Il 22 e 23 marzo scelgo la Costituzione. E voto sì». Volto iconico delle battaglie femministe, Anna Paola Concia, ex deputata Pd, promotrice dei diritti civili, europeista convinta, sottoscrive: «Sono da 30 anni favorevole alla separazione delle carriere: è una battaglia di sinistra riformista e liberale. Il voto è libero da appartenenze politiche. Per questo voterò Sì con convinzione il 22 e 23 marzo».
Chicco Testa, dirigente politico della sinistra che ha servito le istituzioni come parlamentare del Pci prima e dei Ds poi, sostiene il nostro appello: «Per una giustizia giusta si deve votare Si. Per dare il diritto al cittadino di essere giudicato da un giudice terzo e indipendente». Non è un uomo di sinistra ma un convinto liberale Pierluigi Battista, editorialista, scrittore, storica firma del giornalismo italiano, che aderisce all’appello del Riformista ai riformisti: «Voto sì perché voglio una giustizia equa, terza come chiede la Costituzione, che limiti lo strapotere delle correnti e rafforzi i diritti dei cittadini».
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