Mentre in Iran il conto delle vittime delle proteste è salito nei giorni scorsi a decine di migliaia – tra blackout informativi, fucilazioni sommarie e arresti di massa – e il regime degli ayatollah risponde con la repressione più brutale dagli anni ’80, l’Italia non resta a guardare. La Cisl, con una scelta netta, scende in campo: oggi il Consiglio Generale della confederazione – il suo massimo organismo deliberante – terrà un presidio seguito da una fiaccolata davanti all’Ambasciata della Repubblica islamica a Roma.
Un gesto che va oltre la semplice dichiarazione di principio. La segretaria generale Daniela Fumarola lo ha spiegato con chiarezza: «L’appello che il nostro sindacato rivolge alle istituzioni nazionali, a quelle europee, è di sostenere la lotta di chi, al costo della propria vita, invoca la svolta democratica. Donne, uomini, tantissimi studenti, a cui il mondo libero e il sindacato internazionale devono rispondere mobilitandosi. Bisogna esercitare ogni pressione perché finisca il massacro di questi giorni e venga superata una volta per tutte la sanguinaria teocrazia degli ayatollah, con una transizione non violenta e il coinvolgimento della comunità internazionale».
Parole pesanti, che collocano la Cisl non solo al fianco dei manifestanti iraniani – giovani, donne, lavoratori, famiglie schiacciate da un regime teocratico che ha fallito su ogni fronte economico e di diritti – ma anche in una posizione di responsabilità politica. In un momento in cui l’Europa appare spesso divisa o timida, e mentre gli Stati Uniti (con Trump che annuncia a giorni alterni «tutte le opzioni sono sul tavolo») alzano il tiro delle minacce, la Cisl sceglie la via della pressione diplomatica e morale, rifiutando ogni ambiguità e puntando su una transizione pacifica sostenuta dalla comunità internazionale.
Non è la prima volta che il sindacato guidato da Fumarola dimostra sensibilità sui temi dei diritti umani e della democrazia oltreconfine. Ricordiamo la posizione netta e senza equivoci a favore dell’Ucraina senza se e senza ma contro l’aggressione russa, la condanna per il massacro di migliaia di giovani israeliani del festival musicale Supernova nell’ottobre 2023, la “maratona” per la pace dello scorso anno e il sostegno concreto alla popolazione palestinese attraverso una grande raccolta fondi (500mila euro) devoluta a dicembre alla Croce Rossa.
Non ultima, la presa di distanza secca di Fumarola da chi aveva difeso il regime di Maduro in Venezuela dopo il blitz americano. Ma in questo caso il segnale è particolarmente forte: il Consiglio generale e tutto il gruppo dirigente si mobilita in corpore, trasformando un sit-in in un momento di alta visibilità simbolica con la fiaccolata serale in memoria delle vittime dei Pasdaran. È la dimostrazione che la solidarietà non è solo retorica, ma azione concreta: stare davanti a un’Ambasciata, con le torce in mano, significa dire al regime di Teheran che l’Italia – e il mondo del lavoro organizzato – non accetta il silenzio complice.
Mentre le Ong parlano di oltre 3.000 morti (e alcune stime arrivano a 12.000), mentre Internet resta spento per nascondere il sangue, mentre si susseguono arresti, esecuzioni sommarie e minacce di impiccagioni pubbliche, la Cisl ricorda a tutti che la libertà non ha confini e che i diritti umani non sono negoziabili. In un Paese come l’Italia, spesso diviso su mille fronti, vedere un grande sindacato confederale assumere una posizione così limpida e unitaria è un fatto positivo, che onora la migliore tradizione riformista e solidaristica del movimento operaio. Tutto il contrario di altre organizzazioni che sulla vicenda palestinese, l’invasione russa in Ucraina o la disastrosa dittatura di Maduro in Venezuela hanno assunto posizioni ideologiche ed equivoche.
Il 23 gennaio, davanti all’Ambasciata iraniana, non ci saranno solo bandiere Cisl: ci sarà la voce di chi crede ancora che la democrazia si difenda anche con i fatti, non solo con le parole. E che la lotta per la libertà, ovunque nel mondo, riguarda tutti noi.
