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Sanremo 2026 è ancora il Festival di Pippo Baudo: il grande rito condiviso della televisione italiana
La prima serata del Festival di Sanremo ha raccolto 9 milioni e 600mila telespettatori, pari al 58% della platea televisiva. Un risultato che conferma la centralità della manifestazione nel panorama televisivo, ma segna anche un calo del 7% e di circa 3 milioni di spettatori rispetto allo scorso anno. Il confronto va però inserito in un contesto più ampio, fatto di forti trasformazioni nelle abitudini di consumo dell’intrattenimento.
Come stanno guardando il Festival di Sanremo
Da questa edizione è possibile tornare a fare un confronto diretto tra i dati, perché in entrambe le edizioni si parla di “total audience”. La misurazione comprende chi segue il Festival in televisione, ma anche chi lo guarda da pc, smartphone, tablet e attraverso le piattaforme on demand. Quest’anno sarà importante anche il satellite, perché su Tivùsat il Festival si può vedere addirittura in 4K. La fruizione non è più legata esclusivamente al televisore, ma si distribuisce su più schermi e in tempi differenti. Questo rende i dati più completi e più fedeli alla realtà contemporanea, pur evidenziando oscillazioni che sono fisiologiche in un mercato frammentato. Sanremo resta comunque l’unico “evento” televisivo capace di unire generazioni e pubblici diversi. Non è soltanto una gara canora: è un contenitore in cui si intrecciano musica, costume, spettacolo, polemiche e gossip. È un rito collettivo che ogni anno riaccende discussioni, commenti sui social, analisi sui look, sulle canzoni, sui monologhi e sugli ospiti. Il Festival mantiene una dimensione comunitaria che pochi programmi riescono a garantire.
Il Festival di Baudo
Gran parte di questa identità si deve a Pippo Baudo. È stato lui a incarnare l’idea di un Festival “nazional-popolare”. L’espressione nacque nel 1987 per mano di Enrico Manca, allora presidente della Rai, e Baudo la fece propria, trasformandola in una dichiarazione di intenti. Per lui “nazional-popolare” non significava banalità o semplificazione, bensì la capacità di parlare a tutti, unendo qualità e grande pubblico, cultura e intrattenimento. In questa sintesi si è definita un’epoca della televisione italiana. Non è un caso se la prima puntata più vista in assoluto resta quella del Festival del 1987, con 17 milioni e mezzo di telespettatori. Un record che appartiene a un’altra stagione mediatica, quando la televisione generalista era il centro indiscusso dell’attenzione collettiva e la tv commerciale muoveva ancora i suoi primi passi. Quell’edizione, condotta proprio da Pippo Baudo, fu vinta da Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi con “Si può dare di più”. Oggi i numeri non raggiungono più quelle vette, ma Sanremo continua a essere uno specchio del Paese: riflette gusti musicali, tensioni sociali, cambiamenti generazionali. In un panorama frammentato e competitivo, il Festival conserva un primato: essere il grande rito condiviso della televisione italiana.
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