Schlein detta la linea marziale nel Pd: “Sano che ci sia una minoranza ma la linea va rispettata”

La postura è seria, il lessico solenne, la trincea è aperta. I dettagli fanno la differenza: l’elmetto allacciato sopra il gessato beige, il tono di voce degli annunci “gravi”: insomma il soldato Elly è pronto per la guerra. “Siamo competitivi, possiamo vincere le prossime elezioni”, tuona la segretaria aprendo la direzione del Pd, organismo non troppo frequentato per evitare il confronto interno (l’ultima convocazione quattro mesi fa). Il passaggio determinante sarà quello del 22-23 marzo:Chiedo il massimo impegno nella campagna referendaria per spiegare nel merito le ragioni del nostro No al referendum”. Traduzione simultanea: poche ciance, ora servono disciplina e ranghi serrati. Il sergente di ferro di stanza al Nazareno lo sa bene: il “nemico” non è solo fuori, è già in sala.

Ed al fronte interno, Elly Schlein dedica la stilettata finale del suo intervento: “È sano che ci sia una minoranza, ma la linea del partito è una e va rispettata”. Non proprio un riconoscimento: “Si può essere d’accordo o non d’accordo, ma è sbagliato dare l’idea all’esterno che il Pd abbia linee diverse”. La linea “marziale” della segreteria è il segnale del rompete le righe e costringe la minoranza ad uscire allo scoperto. La prima ad accettare la sfida è la vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno: “Avete il diritto di mettere in campo la linea politica che vinse al congresso, ma non quello di cambiare la natura di un partito”. Poi è un fuoco di fila: interviene l’esperto Piero Fassino:Il pluralismo si pratica cercando una sintesi, non limitandosi a far convivere due linee che non si parlano”.

È la volta dell’eurodeputato Giorgio Gori: “Voterò No al referendum, ma equiparando il Sì ai fascisti si mina l’unità del Pd”.  Poi aggiunge: “Per essere credibili come forza di governo bisogna assumere la realtà come base dell’azione politica e non prospettare promesse irrealizzabili”. Segue la senatrice Simona Malpezzi: “Un partito più largo è un partito che ha maggiori possibilità di vincere”. Sul palco è il momento dell’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini: “Non è che possiamo farci menare in giro da Conte, che non vuole mai una discussione e un tavolo su cui confrontarsi sul programma”. Il pressing continua con la senatrice Sandra Zampa: “Pretendo di stare in un partito in cui chi ha un’opinione diversa sul referendum venga rispettato e non sia messo alla stregua di CasaPound”.

La segretaria, per la replica, va per la sua strada: “Mettiamo passione e impegno per il No”. Orecchie da mercante, quindi. Un’unica concessione: “Il post social dei Giovani Democratici di Bergamo, che recitava ‘meglio maiale che sionista’, è inaccettabile, ma è stato rimosso e ci sono state scuse da parte loro”. L’esito è scontato: “La Direzione approva la relazione della segretaria con 162 voti a favore e 11 astenuti”. Alla minoranza viene accolto un ordine del giorno: “Serve un’Europa politica, strategica, non un’Europa minima”.
La partita è chiusa al momento. Il referendum dirà se il soldato Elly sarà ancora in campo.