Gli scontri di Torino, esplosi durante una manifestazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, mostrano le ennesime scene di guerriglia in una città risucchiata dal vortice di violenza dei facinorosi. Adesso, davanti alle aggressioni subite dagli agenti di polizia, il governo ha intenzione di lanciare un segnale concreto con il nuovo pacchetto sicurezza. Sottosegretario al Ministero dell’Interno, Wanda Ferro, FdI, analizza i fatti di Torino rimarcando la pericolosità, talvolta trascurata, degli estremismi ideologici.
Sottosegretario, qual è la sua valutazione a poche ore da questi drammatici eventi?
«Quello che è accaduto a Torino è di una gravità assoluta. Non è stata una manifestazione pacifica degenerata in violenza. È stata una guerriglia urbana deliberata, un attacco organizzato contro lo Stato e diretto contro le forze dell’ordine. Il lancio di razzi e di pietre, le bombe carta, le barricate incendiate, un mezzo della Polizia dato alle fiamme, fino all’episodio infame del poliziotto accerchiato e colpito con ferocia con calci, pugni e persino un martello. Chi colpisce un uomo con un martello mette in conto di poter uccidere. È vergognoso che qualcuno tenti di minimizzare».
In che modo la polizia ha risposto alle azioni più violente?
«Le forze dell’ordine hanno risposto con la professionalità, l’equilibrio e il senso di responsabilità che contraddistinguono sempre il loro operato. La risposta è stata ferma ma proporzionata. I reparti inquadrati hanno utilizzato idranti, lacrimogeni, azioni puntuali di respingimento, con l’obiettivo di contenere la violenza e impedire che la città venisse messa a ferro e fuoco. Senza dimenticare che l’imponente dispositivo di prevenzione messo in campo dal Viminale ha consentito di identificare centinaia di persone e sequestrare materiali pericolosi, e questo ha consentito di evitare situazioni ancora più gravi».
È già chiara la dinamica dei fatti? Ci sono identificazioni di persone legate alle aggressioni e agli scontri?
«La dinamica è chiara e smentisce una narrazione che abbiamo sentito troppe volte: quella dei “pochi infiltrati”. Qui non c’è nulla di improvvisato. Parliamo di circa 1.500 teppisti che in modo compatto, con caschi, maschere, passamontagna, si sono mossi come un blocco organizzato verso lo sbarramento delle forze dell’ordine. Hanno utilizzato scudi artigianali in lamiera, tubi di lancio, bombe carta, razzi, pietre, oggetti contundenti nascosti negli zaini. Sono stati effettuati 3 arresti e denunciate 24 persone, sequestrati coltelli, chiavi inglesi, frombole, passamontagna».
Ma tutto questo rappresenta un segnale di escalation preoccupante o rimane un episodio circoscritto?
«Io credo che sarebbe un errore enorme considerarlo un episodio isolato, perché esistono ambienti estremisti che da anni praticano la violenza come metodo politico e che oggi approfittano di ogni occasione per creare disordini, trasformare le città in campi di battaglia e scagliarsi contro le forze dell’ordine. Non va sottovalutato nemmeno il contesto più ampio: il rischio di saldature tra estremismo ideologico, radicalismi e fenomeni di violenza urbana che coinvolgono anche i cosiddetti maranza. Sono forme di antagonismo eversivo che vanno combattute con chiarezza, determinazione e senza offrire alibi».
Cosa può dire il Governo a chi utilizza tensioni sociali e disordini urbani per strumentalizzazioni politiche, mettendo a rischio cittadini e agenti di polizia?
«Per troppo tempo una parte della sinistra ha mostrato indulgenza verso i centri sociali violenti, quando non li ha addirittura coccolati. È vero che tutte le forze politiche hanno condannato le violenze dopo la diffusione delle immagini del poliziotto a terra, ma non bastano le doverose parole del giorno dopo. Non è più tempo di ambiguità: o si sta con lo Stato o si sta con i violenti. La vera solidarietà non è quella espressa nei talk show o sui social, ma quella che si dimostrerà con i fatti quando si discuteranno le nuove norme in Commissione e in Aula. Auspico che ci sia collaborazione sulla risoluzione unitaria proposta dalla presidente Meloni. E poi c’è il ruolo della magistratura. Quando un uomo o una donna in divisa vengono aggrediti, non deve esserci indulgenza. Quando un agente viene aggredito a martellate penso che debba essere contestato il tentato omicidio. Troppo spesso le violenze di piazza sono accompagnate da un senso di totale immunità. Per questo il Governo sta lavorando al nuovo pacchetto sicurezza, che prevede strumenti come il fermo preventivo, per impedire la partecipazione dei soggetti più violenti a determinate manifestazioni considerate maggiormente a rischio, e norme che rafforzano la tutela giuridica delle forze dell’ordine. Non è giusto che dopo un corteo gli agenti debbano finire in ospedale o in tribunale. Chi indossa una divisa deve sapere che lo Stato lo difende».
