La critica alla soluzione adottata dalla riforma costituzionale della magistratura per porre fine alla grave anomalia del controllo politico delle correnti della magistratura sull’organo costituzionale CSM, insomma la critica al sorteggio, è certamente comprensibile, giacché è evidente la natura draconiana di questa scelta legislativa. Ovviamente non parlo della pioggia di idiozie che sentiamo o leggiamo quotidianamente sciorinare sui media e sui social, del tipo “accettereste di conferire il premio Nobel con il sorteggio?”, in testa per distacco nella prestigiosa classifica, seppure in competizione con altre di non minore caratura, tipo il famoso comico che sceglie gli attori del film con il bussolotto. E nemmeno di quella, ovviamente più seria, che vede nel sorteggio una forma di aggressione alla libera rappresentanza politica della magistratura nel CSM. Obiezione suggestiva, solo però se si è rimasti prigionieri (è capitato anche al sottoscritto) non di ciò che i padri costituenti vollero che il CSM fosse (organo di alta amministrazione), ma di ciò che negli anni la magistratura ha voluto che indebitamente diventasse, vale a dire il Parlamento delle toghe, con le correnti vere e proprie repliche dei partiti politici.

Le voci laiche che hanno vissuto dall’interno (da ultimo il Prof. Niccolò Zanon) l’esperienza a palazzo dei Marescialli, ci hanno con dettaglio raccontato di rigorose divisioni correntizie perfino nei tavoli della buvette, e di riunioni preventive dei “capigruppo” (?!?) alla vigilia delle riunioni del Consiglio, esattamente come accade in Parlamento. Questa è anzi la ragione specifica che evidenzia la indifferibile necessità di quella misura draconiana, che ovviamente la legge di attuazione provvederà a rendere equa, efficiente e razionale; ed è al centro della attenzione di questo numero di PQM, dedicato a rinverdire la memoria di tutti noi sullo scenario davvero incredibile fotografato millimetricamente dalle chat dello scandalo ingiustamente denominato “Palamara”, visto che quest’ultimo ha semplicemente avuto la sfortuna di essere intercettato.

L’obiezione a mio avviso meritevole di attenta considerazione è quella così sintetizzabile: data per ammessa la gravità cronica di quello scandalo, non è accettabile che ad essa si reagisca inserendo una soluzione così drastica addirittura in Costituzione. Insomma, la Costituzione – si obietta accigliati – non può essere scritta o riscritta secondo logiche emergenziali, per risolvere problematiche “contingenti”. Obiezione interessante, ma facilmente smentibile: innanzitutto perché quella deriva correntizia, tomba del merito quale criterio di progressione in carriera togata, può ritenersi legata alla “contingenza Palamara” solo per chi è disposto a credere che gli asini volino. In secondo luogo, perché la risposta costituzionale a criticità sociali dettate dalla cronaca ha almeno un illustre precedente nella abrogazione della immunità parlamentare. Anche quella è stata una scelta “draconiana” e, se permettete, ben più grave e sovvertitrice delle scelte dei padri costituenti, che affidarono a quell’istituto il compito solenne di garantire l’autonomia e la indipendenza addirittura del Parlamento dai possibili attacchi del potere giudiziario.

Ma si sa, questo è il Paese dei due pesi e delle due misure, dove si abroga a furor di popolo un istituto fondamentale quale l’immunità parlamentare, sulla scia del “contingente” tema della corruzione politica, salutando questa scelta come un grandioso passo avanti della democrazia; mentre si grida alla eversione costituzionale se la stessa logica si applica al tema – di implicazioni assai più modeste e marginali – del sorteggio dei membri del CSM. Intanto, godetevi un po’ di chat, per non dimenticare.

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