Somaliland, lo snodo commerciale fiutato da Israele. Non solo un territorio, ma un partner

Il Somaliland è una striscia di terra nel Corno d’Africa affacciata sul Golfo di Aden. Indipendente sulla carta per appena cinque giorni nel 1960, si unì poi alla Somalia in un progetto nazionale che naufragò rapidamente tra guerre civili, clan rivali e poi l’ascesa jihadista. Nel 1991, con la caduta del regime di Siad Barre, il Somaliland proclamò unilateralmente la propria indipendenza, costruendo negli anni successivi un sistema politico sorprendentemente stabile per gli standard regionali. Ha un Parlamento bicamerale, un presidente eletto a suffragio con limiti di mandato, una polizia e un esercito propri, ed è riuscito a garantire ordine e sicurezza interna mentre Mogadiscio sprofondava nel caos.

Il confronto è netto: mentre la Somalia resta intrappolata tra milizie islamiste come al-Shabaab, frammentazione clanica, povertà estrema e presenza di missioni internazionali stabilizzatrici, il Somaliland – pur povero e non riconosciuto a livello internazionale – ha istituzioni funzionanti, elezioni competitive, un porto operativo (Berbera) strategicamente rilevante e una relativa pace sociale. Di fatto, uno Stato più simile a un Paese sovrano che a una regione separatista, anche se fino al 2025 nessuno Stato Onu aveva osato riconoscerlo formalmente.

Il riconoscimento di Israele

Questo fino a quando Israele, il 26 dicembre 2025, ha rotto il tabù internazionale diventando il primo Paese al mondo a riconoscere ufficialmente il Somaliland come Stato indipendente. Perché proprio Israele, e perché adesso? La risposta è geopolitica. Il Somaliland controlla un tratto di costa strategico: la rotta del Mar Rosso – Golfo di AdenBab el-Mandeb, passaggio chiave per il commercio mondiale e per il traffico energetico verso l’Europa e l’Asia. Da quando gli Houthi yemeniti, sostenuti dall’Iran, hanno iniziato ad attaccare navi e cargo internazionali, la sicurezza marittima è diventata centrale. Per Israele, avere un alleato laico, stabile e filo-occidentale proprio di fronte allo Yemen significa poter sviluppare cooperazione militare e navale nel controllo delle rotte commerciali. Questo include basi logistiche, scambio informativo, contrasto agli Houthi, un contrappeso diretto alla presenza iraniana nel Mar Rosso e una piattaforma sicura per tecnologie di difesa – droni, intelligence e sorveglianza costiera. C’è poi una variabile meno esplicita ma geopoliticamente rilevante: la partita con la Cina. Pechino ha una base militare a Gibuti e una presenza economica dominante nel Corno d’Africa; il Somaliland, che riconosce Taiwan, è uno dei pochi spazi non assorbiti dall’influenza cinese nella regione. In questo senso, la mossa israeliana può essere letta anche come un tassello nella competizione strategica per il controllo del Mar Rosso e delle nuove rotte commerciali globali – un interesse che, indirettamente, coincide con quello statunitense.

Somaliland, non solo un territorio, ma un partner

Vale anche la pena smentire le voci che hanno del complottismo: il Somaliland non è stato riconosciuto per “trasferirvi” i palestinesi di Gaza. Non esistono accordi, piani o dichiarazioni ufficiali né ufficiose in questo senso, e il governo del Somaliland ha già ribadito più volte il proprio rifiuto ad ospitare campi profughi. L’operazione israeliana non si colloca certo nella cornice della redistribuzione demografica dei gazawi. Non solo strategia militare: c’è anche economia. Il porto di Berbera, modernizzato da DP World – multinazionale emiratina – può diventare un nuovo snodo commerciale per Israele verso l’Africa orientale, soprattutto per i rapporti con Etiopia, Kenya e Golfo. In prospettiva, Gerusalemme può ottenere corridoi commerciali sicuri e nuove opportunità agro-tecnologiche, infrastrutturali ed energetiche. Il Somaliland, dal canto suo, ottiene riconoscimento politico, investimenti, sicurezza e tecnologia, rompendo l’isolamento diplomatico in cui era confinato da trent’anni. In sostanza, Israele non ha riconosciuto solo un territorio ma un partner. Paradossalmente, più solido e governabile dello Stato che lo reclama.