Dalla Cina con furore. Il viaggio oltre la Grande Muraglia sembra sollecitare nostalgie europee sopite nel premier britannico Keir Starmer. Sarà per convenienza o per disperazione che l’inquilino di Downing Street non passa giorno che non suoni al campanello di Bruxelles per ricordare agli europei che in fondo non si è trattato di un vero divorzio, che il destino del continente ci riguarda tutti e che, alla fine, ogni separazione può essere ricomposta. Passo dopo passo, se lo si vuole.

Ecco qui, dunque, il passo ulteriore che Londra vuole compiere per “tornare a casa”. L’incudine imprevedibile dell’ex amico Trump aleggia sul destino dell’Alleanza atlantica, e allora gli inglesi si ricordano di essere maestri di giravolta, e con tempismo tipico pragmatico e spietato guardano a sud e ritrovano l’antica passione verso i cugini europei da cui li divide solo una striscia di mare. Poca cosa quando conviene.

Adesso Starmer preme sull’acceleratore e spinge il Regno Unito a prendere in considerazione la possibilità di riprendere i colloqui sul patto di difesa con l’Ue. Ma allo stesso tempo chiede proprio all’Europa di “fare un passo avanti e impegnarsi di più” per difendersi in tempi incerti. La Difesa e l’Esercito comune. Ecco cosa bolle in pentola. Una bella idea, neanche così nuova, se non fosse che a Londra solletica e non poco l’idea di mettersi alla guida dei baldi eserciti continentali, in memoria dei vecchi tempi, quando Churchill ci salvò dai nazisti, e in barba alle mire di Ursula von der Leyen, sempre pronta a indossare elmetto e divisa e, soprattutto, a investire miliardi di euro nel fruttuosissimo business militare. Le intenzioni di Starmer comunque sembrano sincere: il primo ministro ha dichiarato solennemente di voler collaborare maggiormente con gli altri Paesi europei.

Il programma di Difesa della Ue è certamente una delle opzioni disponibili e probabilmente ancora praticabile, benché fino ad oggi di passi concreti in questa direzione siano stati incerti. Infatti, i negoziati sull’adesione del Regno Unito all’azione di sicurezza dell’Ue da 150 miliardi di euro sono falliti nel novembre 2025, tra le accuse che il blocco europeo avesse fissato un prezzo di ingresso troppo alto. Guarda caso, gli inglesi avevano puntato il dito contro la Francia, l’eterno avversario, ritenuta la maggiore responsabile della rottura. Non è un segreto che l’inquilino dell’Eliseo, in crisi di consensi in patria, ambisca pure lui a passare alla storia come il nuovo Marco Aurelio. Ma il pragmatismo britannico non si fa impressionare dai dettagli e dalle fantasie, ed ecco allora l’apertura per tornare intorno a un tavolo e riaprire la trattativa. Proprio oggi che l’Europa è schiacciata da Est e da Ovest, sembra che ci sia una maggiore disponibilità da parte di tutti a raggiungere un accordo sull’agenda e riportare il Regno Unito ad aderire a un futuro round di Safe, il programma di Difesa continentale appunto.

A questo proposito, Starmer ha scelto l’occasione del suo viaggio in Cina per dare maggiore peso simbolico al suo ritrovato europeismo. E alla domanda se ci fossero motivi per cui il Regno Unito dovesse tornare in un secondo round del patto Safe, ha risposto lapidario: “L’Europa, compreso il Regno Unito, deve fare di più in materia di sicurezza e Difesa. È un argomento che sostengo da molti mesi ormai”. Neppure il costo dell’adesione ora sembra un ostacolo. Sarà che la paura fa novanta, ma sembra proprio che la Manica sia tornata a essere una lingua di mare tra due coste che sorridono senza la diffidenza di un tempo.