"E dopo?"
Stati Uniti, i repubblicani stanno pensando seriamente al dopo Trump
C’è una domanda che nel mondo repubblicano inizia a circolare, non più sottovoce come lo si faceva fino a poco tempo fa, ma in maniera esplicita e anche con un certo stato di preoccupazione: “e dopo?”. Il “dopo” ovviamente è riferito all’incandidabilità di Donald Trump alle prossime elezioni presidenziali, dove i repubblicani volenti o nolenti dovranno ricercare un volto nuovo per provare a tenere la Casa Bianca e proseguire nelle politiche conservatrici avviate dall’amministrazione Trump e mantenere gli “odiati” democratici sempre più socialistizzati lontani dallo “studio ovale” e dunque dalla stanza dei bottoni.
Le voci o meglio le suggestioni alimentate più dalla stampa liberal – Trump è un prodotto editoriale di sicuro successo – su un possibile tris del Tycoon, o meglio sul tentativo di provare a superare un limite costituzionale voluto proprio per evitare ciò che accadde con Franklin Delano Roosevelt. Il presidente del New Deal che decise di infischiarsene della consuetudine voluta da George Washington, candidandosi e vincendo quattro elezioni presidenziali, lasciando la White House solo per dirigersi al cimitero. Trump lo ha vagheggiato certo, ha un po’ alimentato la suspense, ma in verità non ha mai neanche pensato di intaccare quello che è un dogma costituzionale. Benché con il tycoon non si è mai sicuri fino all’ultimo istante.
Resta la domanda di fondo: chi può raccoglierne il testimone? Chi può assumere la guida della base MAGA e trovare la sintesi con i conservatori tradizionali, necessaria per vincere e governare? Per ora l’identikit che inizia a delinearsi sembra quello del Vicepresidente JD Vance. L’uomo giusto per interpretare il proseguo di una trasformazione che ha profondamente ridisegnato il Grand Old Party, e anche la figura adatta a trovare una quadra con i vecchi conservatori che hanno ancora un peso rilevante che solo la figura di Trump è riuscita a domare e sopire. Ma quando si tratta di Congresso e potere locale li ancora le carte del partito dell’elefantino le detta la vecchia destra, compresi gli ex tanto vituperati “neocon” che a quanto pare sono ancora in salute e le vicende caraibiche ci diranno quanto. Il campione dei “neocon” ad oggi è ovviamente il Segretario di Stato Marco Rubio, insieme al senatore del Texas “della stella solitaria” Ted Cruz. Poi ci sono i volti nuovi, quelli che sorgeranno dopo le “Midterm Elections” vero e proprio sparti acque nella politica americana e nelle strategie dei partiti e dei futuri candidati.
La partita non sarà facile e molto dipenderà anche dall’andamento dell’attuale amministrazione e da quegli indicatori (economia e politica estera su tutti) che pesano come macigni sul giudizio degli americani. Qualcuno – perché poi tutto il mondo è paese – già sogna il ticket ideale per il 2028 per i repubblicani, con Vance candidato presidente e Erika Frantzve Kirk, vedova del compianto Charlie Kirk, e neo Amministratore delegato di Turning Point Usa come vice. Il tempo è ancora dalla parte dei repubblicani e di Vance, ma come si suol dire “il tempo è danaro” e in America la politica è una questione di fondi, finanziamenti e capacità di creare coalizioni ampie, ingrediente necessario per conquistare la presidenza.
© Riproduzione riservata







