L’altro giorno è stata pubblicata la bozza di Costituzione del cosiddetto Stato di Palestina, insomma la legge fondamentale dei diritti, dei doveri, delle istituzioni di quella agognata entità statuale. Il preambolo dice già molto. Non è un disegno del futuro palestinese: è un manifesto contro Israele, articolato nella denuncia dell’occupazione, della pulizia etnica, del genocidio di cui sarebbe responsabile lo Stato degli ebrei. È un trampolino proteso all’indietro, per il tuffo in un passato fatto di terra rubata ai palestinesi, di ingiustizia imposta dalla presenza ebraica, di autodeterminazione resa impossibile dal maligno sionista.
Si potrebbe obiettare che i preamboli valgono quel che valgono, e che l’importante è il contenuto normativo di questo progetto di Costituzione. Ma è peggio che andar di notte, se si va al concreto delle norme. Il testo prevede che la tutela dei luoghi di culto riguardi esclusivamente gli elementi islamici e cristiani: quelli ebraici sono rimossi. Prevede che l’Islam sia religione di Stato. Prevede la Sharia islamica quale fonte primaria di legislazione, vale a dire un sistema di regolamento sociale giudicato incompatibile anche con i minimi criteri di sussistenza di un ordinamento rispettoso dei diritti individuali. Prevede tra le religioni statutariamente tutelate (a parte l’Islam) solo il cristianesimo (quindi un sistema de-ebraicizzato di riconoscimento degli statuti religiosi). Prevede il c.d. “Diritto di ritorno” in Israele (in Israele, non a Gaza o in una parte della cosiddetta West Bank) di tutti i cosiddetti rifugiati palestinesi, cioè la fine dello Stato degli ebrei. Prevede un sistema di assistenza sociale per i “martiri”, cioè i terroristi, e famiglie: dunque la legalizzazione addirittura costituzionale del sussidio in favore della violenza jihadista.
Il vagheggiamento delle Nazioni Unite e della Corte Internazionale di Giustizia sul futuro palestinese – cioè l’istituzione di uno “Stato sovrano e democratico che viva in pace, sicurezza e reciproco riconoscimento accanto allo Stato di Israele” – può ora fare i conti con un progetto costituzionale che impianterebbe una teocrazia, regolamentata dalla legge islamica, con a capitale una Gerusalemme judenfrei. Il Piano di pace per Gaza preconizzava un ipotetico futuro statuale palestinese a patto che la relativa Autorità desse segno concreto della propria riforma: diciamo che questa bozza di Costituzione dà un inquietante segno di altro tipo.
