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Sud Sudan, il dramma di un conflitto decennale mascherato come problema etnico
La situazione in Sud Sudan appare ancora una volta drammatica ed il rischio della rottura definitiva del cessate il fuoco fra i due gruppi etnici sembra davvero imminente. Il vicepresidente Riek Machar, appartenente all’etnia Nuer, ha infatti interrotto le relazioni con il presidente sud-sudanese Salva Kiir Mayardit, capo della tribù Dinka, chiedendo alle sua forze militari di scendere in campo. Lo scontro fra i due uomini politici, che da sempre si spartiscono il potere nel più giovane stato africano, è alla base di ogni problema, mascherando questo conflitto decennale per un problema etnico.
Il governo di Juba ha ordinato ai civili, al personale delle Nazioni Unite e agli operatori umanitari di lasciare tre contee nello Stato di Jonglei, in previsione di un’imponente operazione contro le forze di opposizione. In questa regione al confine con l’Etiopia le truppe del Movimento di liberazione del popolo del Sudan-In opposizione (Sudan People’s Liberation Army-In Opposition), fedeli al vicepresidente, si sono scontrate con le Forze di difesa del popolo del Sud Sudan (South Sudan People’s Defense Force), i governativi che rispondono a Salva Kiir.
Il governatorato di Jonglei, situata nel Sudan del Sud orientale, è ormai un campo di battaglia. All’inizio di questo mese, le forze dell’SPLA-IO hanno conquistato la città di Pajut, una mossa che potrebbe diventare una minaccia per la capitale dello stato, Bor. La scorsa settimana, il vicepresidente Riek Machar ha invitato le sue forze a marciare sulla capitale Juba per abbattere il governo dominato, a suo dire, dai Dinka. Nei prossimi giorni le forze armate nazionali hanno preparato l’”Operazione Pace Duratura”, un’azione militare che agirà nelle contee di Nyirol, Uror e Akobo per riportarle sotto controllo governativo.
Le Nazioni Unite hanno dichiarato che oltre 180.000 persone sono già state sfollate a causa dei durissimi combattimenti nell’area di Jonglei. La Missione delle Nazioni Unite in Sudan del Sud (UNMISS) ha invitato i due leader a porre fine alla violenza e a dare priorità alla protezione dei civili, avvertendo che i continui scontri rischiano di vanificare i fragili progressi ottenuti dopo l’accordo di pace del 2018. Il Sud Sudan negli ultimi sette anni ha vissuto una pace estremamente labile, che ha visto molti incidenti nelle aree dove le due etnie principali convivono. Grazie alla presenza dei caschi blu fino ad oggi era stato evitato lo scontro diretto, ma la rottura politica fra i due leader sembra far ripiombare il più giovane stato africano, nato nel 2011, nel baratro della violenza e della disperazione.
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