L'analisi
Trump cattura Maduro: come può reagire militarmente il Venezuela
Gli Stati Uniti hanno catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie in seguito a un’operazione militare annunciata da Donald Trump. Scoppiano così interrogativi sulla capacità di Caracas di reagire a un attacco diretto di una superpotenza, soprattutto ora che le esplosioni notturne hanno portato al centro dell’attenzione proprio questa questione.
Da quando il chavismo ha preso il potere nel 1999 e, in particolare dall’arrivo di Maduro, le Forze Armate venezuelane sono divenute un pilastro politico sotto la guida di Vladimir Padrino López. Tuttavia, non possiedono una struttura in grado di sostenere un conflitto convenzionale contro un esercito di gran lunga superiore: la loro funzione principale è difendere il territorio, rallentare un potenziale invasore e rendergli la conquista molto costosa.
Il primo baluardo difensivo di Caracas è rappresentato dalla difesa aerea. Secondo gli esperti dell’International Institute for Strategic Studies, il paese dispone di dodici batterie di missili S-300 di origine russa, progettati per abbattere aerei e missili prima che raggiungano installazioni vitali. A questi si aggiungono sistemi Buk e Pechora, sempre di fabbricazione russa, che proteggono obiettivi strategici come aeroporti, e migliaia di missili portatili Igla-S che, pur di semplice utilizzo, possono minacciare elicotteri, droni e velivoli a bassa quota.
La componente aerea comprende circa una ventina di caccia Sukhoi Su-30, utilizzati per contrastare incursioni nemiche, affiancati da vecchi F-16 e F-5 di origine statunitense, oggi superati ma ancora impiegabili per pattugliamenti e missioni limitate. Mezzi come gli elicotteri Mi-17 e Mi-35, entrambi russi, servono rispettivamente al trasporto di truppe e rifornimenti e al supporto al fuoco delle forze terrestri. Inoltre, Caracas ha integrato droni armati locali di derivazione iraniana per sorveglianza e attacchi mirati.
Sul fronte terrestre, l’Esercito venezuelano schiera una varietà di mezzi corazzati, tra cui carri armati russi T-72B1 e AMX-30 francesi, veicoli da combattimento BMP-3 e blindati BTR-80A. Lanciarazzi multipli BM-21 Grad e artiglieria semovente 2S19 Msta consentono di colpire obiettivi nemici a distanza. La Marina Bolivariana, seppur numericamente più limitata, dispone di fregate, pattugliatori e un sottomarino tedesco di vecchio tipo, integrati da imbarcazioni rapide armate di missili.
Al di là della tecnologia, un elemento chiave è il fattore umano: le forze regolari contano circa 123.000 militari attivi distribuiti tra Esercito, Marina, Aeronautica e Guardia Nazionale, supportati dalla Milicia Bolivariana, una forza composta principalmente da civili con addestramento di base. In caso di conflitto, quest’ultima sarebbe impiegata per controllare il territorio, gestire posti di blocco e fornire resistenza diffusa, ma non sostituirebbe un esercito professionale. 
In sostanza, l’apparato militare venezuelano non è strutturato per vincere una guerra contro gli Stati Uniti, ma può complicare l’operazione di Washington rendendo difficile e prolungata qualsiasi avanzata rapida. Questa strategia difensiva cerca di trasformare un attacco in un confronto più lento e costoso, nella speranza di sfruttare ogni vantaggio possibile di fronte a una potenza militare nettamente superiore.
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