J.D. Vance, il vicepresidente di Trump, si sta sfilando dalla sua posizione di partner ideologico e Donald non lo cita più. Secondo George Friedman questo è il primo passo nel rituale politico della rottura totale, come avvenne nel primo mandato con Steve Bannon, perché il silenzio e l’assenza televisiva è un segnale di rottura. L’ultima notizia è arrivata ieri sul NYT dove si rivela che Trump ha scritto domenica un messaggio al primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre per dirgli che non avendo ricevuto dalla Norvegia il Premio Nobel per la pace, lui adesso è costretto a passare alla guerra. Il messaggio, giudicato “erratic”, cioè folle, è stato spedito domenica e rivelato ieri da tre funzionari europei.
Dunque, la ripicca: non mi avete voluto premiare come dio della pace? E allora sarò dio della guerra. Vance, dicono, è rabbrividito. Quanto a Mosca basta il sorriso del portavoce di Putin, Peskov, per capire quanto lo zar sia contento: senza fare una piega e neanche un plissé (come cantava Enzo Jannacci) può sognare la fine della Nato e della disgregazione europea. Putin ha definito le parole di Trump “inconsuete” ma nulla di più.
Torno da un’America attonita che non capisce – ma questo accade da decenni – sé stessa, ma è certo che i giovani se ne scappano a gambe levate dal Maga, anche se non sanno dove andare. Che l’America sia sull’orlo della guerra civile è una esagerazione. Ma la maggioranza repubblicana che ha vinto per Donald Trump ha potuto farlo assumendo la postura dei pacifisti di destra, i nemici di Bush e dei neocon guerrafondai.
La pasionaria nera Candice Owens, repubblicana che odia tutte le guerre considerate mattatoi per soldati neri, organizza una resistenza dell’elettorato di colore. J.D. Vance, corifeo della pace nell’isolazionismo, fa sapere di essere rimasto malissimo di fronte al bombardamento dei siti nucleari in Iran e al blitz in Venezuela. Adesso tutti aspettano che Trump attacchi l’Iran (invocato, va detto, da molti manifestanti che inneggiano persino a Netanyahu) mentre Vance ha sempre sostenuto la soluzione diplomatica. E adesso mentre già si accendono i motori e si caricano i missili, il vicepresidente è sparito. Né Trump lo cerca ma anzi rilascia un’intervista al Times in cui dice di rispondere soltanto alla coscienza e non alle leggi.
Tornano come ombre cinesi e da protagonisti i “leaks”, le fughe di notizie pilotate. Negli Usa è un’arte sviluppata da politici, servizi segreti (dove c’è sempre una “gola profonda” come quella che portò alle dimissioni del presidente Richard Nixon). Così arrivano “leaks” da molti fronti in cui si riferisce che ufficiali e soldati della Nato e americani, abituati ad essere una sola famiglia, danno segni di shock e di protesta. Si apprende cosi via “leaks” che il maggiore danese della reale aeronautica Heinrich Olsen che da 17 anni monitora bombardieri russi e navi cinesi con gli americani per la difesa missilistica dagli attacchi nucleari russi, ha confidato che il suo mondo è crollato quando ha ricevuto l’ordine di partecipare alla Operation Artic Endurance in Groenlandia con truppe tedesche, francesi, norvegesi e danesi schierate contro gli americani. Gli ufficiali, dicono i “leaks”, a cominciare da Olsen hanno provato “orrore crescente” perché il leader del mondo libero, Trump, ha appena minacciato il più vecchio alleato dell’America con la forza per impadronirsi della Groenlandia.
Così, l’unilateralismo americano incontra l’opportunismo russo mentre l’Europa si militarizza per difendersi. Questo è dunque un momento delicatissimo per la cangiante mentalità del presidente americano che è molto solleticato all’idea di fare ciò che Vance odia di più: attaccare militarmente il regime degli Ayatollah iraniani. C’è un elemento nuovo in quell’emisfero lontano dalla Groenlandia: la rivoluzione che prosegue in Iran non è più una semplice rivolta contro un governo violento e assassino, ma una rivolta antislamica. Le scritte che inneggiano agli Stati Uniti e ad Israele dicono esattamente così: siamo stufi di un regime islamico vogliamo Occidente laico e non un governo islamico.
