Nella riunione di Ginevra tra Stati Uniti, Ucraina, istituzioni dell’Ue e rappresentati europei, è stato emendato su punti essenziali il piano predisposto dall’inviato di Trump, l’immobiliarista Steve Witkoff, e dall’uomo d’affari russo Kirill Dmitriev. Piano che prevedeva la resa dell’Ucraina senza alcuna contropartita per Kyiv. Trump ha fatto marcia indietro considerando non definitivo il testo iniziale (un testo, come è emerso in questi giorni, scritto originariamente in russo e tradotto solo successivamente in inglese).

Che l’inviato di Trump non abbia mai smesso di interagire con emissari russi è ormai noto, lascerei quindi perdere la storia della telefonata avvenuta il 14 ottobre con il consigliere per la politica estera di Putin. Un colloquio in cui Witkoff forniva consigli e suggerimenti ai russi su come parlare con il presidente degli Stati Uniti, e suggeriva di riferire a Putin di elogiare il successo di Trump in Medio Oriente. La spia di contrasti politici e intrighi all’interno dell’Amministrazione americana e del misero comportamento di cortigiani intenti ad alimentare il narcisismo e la vanità di Trump.

In queste frenetiche giornate ci si è illusi che Putin si aprisse a un negoziato da condurre con lealtà per trovare un onorevole compromesso in grado di porre termine alla guerra. Il despota di Mosca, in missione nella capitale del Kirghizistan (alleato prezioso della Russia nell’aggirare le sanzioni), ha ricordato che per Mosca le condizioni per cessare la guerra non cambiano. Sono le stesse annunciate all’atto dell’aggressione nel febbraio del 2022; quelle riproposte nell’incontro con Trump ad Anchorage: Kyiv deve cedere l’intero Donbass e arrendersi all’idea di una sovranità limitata. Se cercate un piano che io possa accettare, sembra dire sprezzante Putin, prendete quello predisposto da Witkoff e da Dmitriev. Le ostilità finiranno, ha concluso Putin, “quando le truppe ucraine lasceranno le aree che stanno occupando, altrimenti la Russia otterrà questo risultato con mezzi militari”. Il lessico dei predatori!

Le aree a cui si riferisce Putin sono parte della regione di Donetsk che i russi non sono riusciti a conquistare in quasi quattro anni di guerra. Un territorio strategico per la difesa dell’intera Ucraina in cui vivono oltre 200mila cittadini ucraini. Cosa dovrebbe dire loro Zelensky? Di rassegnarsi all’annientamento culturale, alla deportazione di bambini, all’arruolamento forzato? Il vero obiettivo di Putin è ottenere l’eliminazione di fatto della soggettività sovrana e indipendente dell’Ucraina. Ne vuole indebolire l’esercito che ha saputo contrastare efficacemente le truppe russe.

Lo zar di Mosca mira a un accordo tra lui e Trump senza Kyiv. Sostiene che la leadership ucraina avrebbe perso la propria legittimità non sottoponendosi al voto. Finge di ignorare, lui che i suoi antagonisti politici li mette in galera o li ammazza, che la legge ucraina non permette di condurre elezioni fino a quando il Paese è in guerra. Compie ogni sforzo per produrre una lacerazione definitiva tra Stati Uniti ed Europa. Questo aprirebbe tensioni tra gli europei, potrebbe condurre all’isolamento di Kyiv.

Nei prossimi giorni vedremo se Ucraina ed Europa riusciranno a evitare questa trappola. C’è da sperare che Washington valuti cosa potrebbe significare l’accettazione della “vittoria” di Mosca. In ogni caso, gli europei dovranno mostrare di essere in grado di fornire a Kyiv le risorse per sostenere la resistenza ucraina.