“Con te non posso vivere né senza di te”. Il grido dell’amore disperato di Catullo per la sua Lesbia potrebbe – magari intermini più prosaici – evocare il rapporto tra gli Usa di Donald Trump e l’Europa, prima ancora che nelle sue istituzioni, nei suoi leader più importanti e “volenterosi”. Trump non ama l’Europa come ha lasciato intendere molte volte, ma non può farne a meno e non è in grado di procedere nei suoi disegni arabescati senza tenere conto dei partner dell’altra sponda dell’Oceano che non hanno esitato a tenergli testa (anche assecondando le sue richieste/trappola sul finanziamento della difesa) e che gli contendono – per la prima volta nella storia – il ruolo di indirizzo della Nato.
Le opinioni di Trump
L’inquilino della Casa Bianca cambia spesso opinione, ma tutto lascia supporre che sull’Ucraina ha una idea fissa: liberarsene al più presto come pegno per ristabilire un rapporto con Putin, anche a costo di regalargli a tavolino una vittoria che non è riuscito ad ottenere sul campo. Dopo il vertice a “tarallucci e vino” tra Trump e Putin ad Anchorage i principali leader europei, tra cui Giorgia Meloni, si recarono a Washington nel ruolo di garanti di Zelensky e riportarono Trump ad una logica di negoziato, tanto da essere accusati dal Cremlino e dai suoi prosseneti in giro per l’Europa (e l’Italia) di sabotare la sola pace “possibile”, ancorché non “giusta”.
Il pretesto e il torto allo Zar
Nei giorni scorsi in vista dell’incontro tra Trump e Zelensky che aveva per oggetto la fornitura all’Ucraina dei missili Tomahawk e l’adozione di ulteriori sanzioni (come premesso da The Donald nei giorni pari e smentito in quelli dispari), Putin aveva fatto la mossa del cavallo (la disponibilità ad un negoziato a Budapest ospiti del comune sodale Orban) fornendo al suo compagno di merende d’Oltreoceano il pretesto per mandare via il leader ucraino a mani vuote, perché non sarebbe stato un gesto di buona creanza fare un torto alla zar prima del vertice. Poi, lungo vie traverse, si è saputo che Trump era tornato ad insistere col suo interlocutore sulla rinuncia ai territori pretesi dalla Russia. È bene che si rammenti che, cedendo alla Russia i territori occupati, o sotto controllo, o annessi illegittimamente nel 2022 nel Donbass, in aggiunta alla Crimea (annessa nel 2014), con Sebastopoli, l’Ucraina perderebbe circa 130mila chilometri quadrati di territorio, più di un quinto della superficie del paese al momento dell’indipendenza del 1991 (604mila kmq,). Un’ampia regione, ricca di risorse minerarie, con una significativa vocazione industriale.
Nuove sanzioni e armamenti
Anche questa volta l’Europa ha impedito l’appeasement rinunciatario grazie al varo dei dodici punti tra i quali la concreta proposta di un congelamento del fronte dopo il cessate il fuoco. In sostanza la stessa idea di Trump, sempre spernacchiata da Putin, ma che ne mette allo scoperto il disegno criminale. Il nuovo quadro della situazione ha consentito al Consiglio europeo di ieri di procedere con nuove sanzioni e armamenti, in continuità con la linea di condotta sino ad ora seguita per l’Ucraina.
