Gli Stati Uniti sono un Paese giovane, poco più di quattrocento anni di storia alle spalle, ma segnati da un comune denominatore ovvero la logica della crescita del potere della classe dominante, senza alcuna eccezione da parte di quale parte politica avesse il potere. I tredici Stati fondatori hanno seguito una politica di annessioni che progressivamente ha portato alla formazione di un agglomerato di cinquanta Stati attraverso azioni di conquista militare dalla Spagna o dal Messico i dalla Gran Bretagna, e di acquisto come la Luisiana dalla Francia, o di scelta forzata come Cuba e le Filippine.

Questa logica è alla base delle scelte di politica estera espressa all’inizio del suo secondo mandato da Trump cioè di proporre l’annessione del Canada o della Groenlandia, terre considerate funzionali al disegno strategico di completamento dell’impero americano. Il comportamento autocratico del Presidente Usa non è diverso da quello russo zarista, sovietico e putiniano, e la politica espansionistica di quest’ultimo è anch’essa tesa a riportare sotto il proprio controllo gli stati che facevano parte dell’impero sovietico.

Non diversa è la politica cinese, turca e indirettamente quella iraniana e di altri aspiranti stati egemoni. È chiaro allora come Trump possa ipotizzare la legittimazione dell’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina, e di come possa proporre la fine della guerra con la cessione di una parte significativa di quel territorio all’aggressore.
L’ultimatum dei sei giorni imposto da Trump allo scopo di festeggiare il “Thanksgiving Day” con l’annuncio della risoluzione della guerra, a conferma della sua trionfale politica di successi, è la più plateale conferma di una strategia che da sempre anima quel Paese, anche quando appare come salvatore dei valori occidentali. La cosa singolare è la apparente disponibilità da parte dei Paesi europei di sostenere la posizione del paese attaccato, con sanzioni e contributi economici e militari, ma rifiutando quasi tutti l’ipotesi di una presenza sul terreno a sostegno di quella nazione. Quella che è oggi un attacco all’Ucraina potrà essere rivolto in seguito ad altre aree che qualche autocrate potrà considerare di proprio interesse.

A questa violenza pubblica potrebbe essere contrapposta quella privata, nei confronti di altri soggetti vulnerabili, quali ad esempio le donne, per le quali si mobilitano nel mondo occidentale masse di donne, ovviamente direttamente interessate e uomini nella logica del politically correct. Se oggi proponessimo a tutti quegli individui sensibili a quei temi sociali di accettare che in fondo per la tranquillità di tutti si possano lasciare liberi i colpevoli di stupro con la promessa che non lo facciano più, vedremmo inorridire le masse e considerare i proponenti come dei pazzi scatenati. Lo stupro di uno Stato sovrano da parte di un suo vicino, può essere accettato, e quello di un singolo viene considerato aberrante. Ovviamente questo non vuol dire che io possa ipotizzare di non perseguire uno stupratore, un violento in generale, ed accettare le baby gang, i maranza, i femminicidi e i devastatori delle città, ed i loro difensori; dico solo che la scelta di sostenere la logica che ha informato il piano Trump concordata da Putin fin dall’incontro di Anchorage, è la capitolazione di tutte le belle parole che i difensori europei dei poveri e degli oppressi, spendono. La vera differenza tra uno stato guidato da una autocrate ed uno democratico sta nella legittimazione dell’ipocrisia da parte dei popoli che vivono in quest’ultimo sistema. Non costa niente sfilare per le strade e gridare la propria rabbia per i femminicidi e le violenze, e invocare la pace nei luoghi sconvolti dai terroristi e da Stati aggressori, a parte i danni provocati da quelli che approfittano per devastare le città.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti, l’apparente lassismo delle istituzioni, magistratura in testa, che sembra privilegiare i delinquenti, aggrava quella sensazione di impunità mentre la scelta di non intervenire direttamente nella situazione in Ucraina, ha il solo scopo di non alienarsi le simpatie popolari che giocano sugli egoismi individuali, sfruttati da paladini della pace e del risparmio di risorse, pur nella consapevolezza del costo futuro che potrebbero avere.

Giuseppe Moesch

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