La settimana di Donald Trump non è sicuramente stata delle migliori. È iniziata con una pesante marcia indietro sulla vicenda Epstein, una volta realizzato di aver perso il controllo della House sulla vicenda, per una mozione che ha ricevuto 427 voti a favore e un solo voto contrario. La stessa mozione è stata approvata all’unanimità (senza neanche dover passare ai voti) al Senato, dove solo due settimane fa sembrava impossibile potesse passare una qualsiasi mozione su Jeffrey Epstein.

Adesso la palla è in mano alla Attorney General, Pam Bondi, che avrà un margine di discrezionalità rispetto a quanti documenti trattenere, data l’investigazione, guarda caso richiesta nello scorso fine settimana da Donald Trump, che vuole arrivare a fondo rispetto ai rapporti di Epstein con Bill Clinton e alcuni donatori democratici. Se è vero quindi che si può utilizzare la scusa dell’indagine in corso per limitare il flusso di documenti verso le camere, è altrettanto evidente che una mossa del genere non farebbe altro che peggiorare la situazione del Presidente, che sulla situazione si è sempre mostrato sulla difensiva, una novità rispetto al suo solito.

Nella serata di martedì, invece, arriva un’altra notizia clamorosa: un panel di tre giudici federali, con un voto 2-1, blocca il progetto di gerrymandering del Texas, con una sconfitta clamorosa (ma non ancora definitiva) per il partito repubblicano. A conti fatti, dovesse essere confermata la sentenza, che si basa su un’opinione di 160 pagine circa votata anche da un giudice nominato da Trump stesso, il processo nato per garantire ai repubblicani il controllo della House potrebbe in realtà costare al GOP diversi seggi, dato che la California ha oramai approvato il referendum che, con tutta probabilità, garantirà ai democratici cinque seggi nello Stato, e anche nello Utah e nella Virginia sono in atto dei processi che porteranno circa 3 seggi ai dem.

Poi non possiamo dimenticare le figuracce fatte durante l’incontro con bin Salman, in cui si è arrivato addirittura a dire che il Principe saudita avrebbe fatto “cose incredibili” per i diritti umani e che Khashoggi, tutto sommato, stava antipatico a molte persone e che cose del genere, alla fine, capitano. Durante la giornata di giovedì arrivano le accuse di grave sedizione a 6 rappresentanti democratici (tutti veterani dell’esercito), rei di aver ricordato alle truppe che non esiste l’obbligo di adempiere a ordini evidentemente illegali. Se tutto questo non bastasse, si sta anche consumando un piccolo strappo con la base Maga sull’immigrazione, con il Presidente che sta spingendo sulla riforma dei visti H-1B, utilizzati soprattutto dalle grandi imprese tech per “importare” lavoratori qualificati dall’estero. Alcuni rappresentati repubblicani protestano contro quella che viene definita una mancanza di interesse negli studenti e nei lavoratori americani, andando oltre Trump nella questione migratoria, rifiutando anche professionisti di qualità.

Se si aggiungono le sconfitte elettorali subite a inizio mese, il quadro è lugubre per i repubblicani: Donald Trump si è dimostrato essere incredibilmente capace di trascinare folle verso le urne, e la sua assenza dalle schede si è sempre fatta sentire. Essendo però entrato nel suo secondo mandato, il Presidente non comparirà più sulle schede, lasciando un partito che si porterà dietro le inimicizie createsi nel corso di questi anni, un partito che dovrà sopravvivere senza il suo leader e punto forte, che 10 anni fa ha trasformato un’America che, probabilmente, tornerà a volere un Presidente che si occupi di sanità, istruzione e costo della vita, piuttosto che dei video fatti con l’AI insieme a Cristiano Ronaldo.

Michele Luppi

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