UE, il vertice dei 27 ministri degli Esteri compatto contro l’asse del male. Pasdaran riconosciuti come terroristi

European Union foreign policy chief Kaja Kallas speaks with the media as she arrives for a meeting of EU foreign ministers at the European Council building in Brussels, Thursday, Jan. 29, 2026. (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Ieri a Bruxelles si è tenuto il vertice dei 27 ministri degli Esteri dell’Unione Europea, presieduto dall’Alto rappresentante Kaja Kallas. Il Consiglio Affari Esteri, principale organo attuativo dell’UE in materia di politica internazionale, era chiamato a un compito tutt’altro che semplice: tracciare una linea d’azione unitaria in scenari globali sempre più incandescenti, dal Medio Oriente all’Ucraina. Sui dossier più caldi — sanzioni a Teheran, sostegno a Kyiv e pressione su Mosca — la risposta europea è stata, sorprendentemente per alcuni, forte e netta. Il dato politico più rilevante del vertice è stata la designazione dei Pasdaran iraniani nella lista delle organizzazioni terroristiche riconosciute dall’UE, su proposta italo-tedesca.

Un atto simbolico, ma accompagnato da un concreto avanzamento politico: l’approvazione di nuove misure restrittive contro figure chiave del regime degli ayatollah. Secondo fonti diplomatiche europee, il congelamento dei beni e il rifiuto dei visti colpiranno 21 soggetti coinvolti nella brutale repressione delle proteste delle ultime settimane. La rinvigorita assertività europea nei confronti del regime, con sanzioni dirette e la classificazione delle guardie della rivoluzione alla stregua di al Qaeda e dell’ISIS, arriva in ritardo ma non per questo è un segnale negativo. L’impulso del sangue sparso nelle strade iraniane ha convinto anche le cancellerie continentali più reticenti –Parigi in primis– ad irrigidire la linea, a sostegno della popolazione insorta e in sintonia con la condanna sempre più aggressiva dell’amministrazione Trump.

Le contromisure adottate dal Consiglio, tuttavia, non colpiscono soltanto gli asset interni del regime iraniano. Nel mirino dell’UE entra anche l’asse Mosca–Teheran sul piano militare. Oltre alle sanzioni contro dieci soggetti iraniani coinvolti nella produzione di droni e microchip utilizzati dalla Russia in Ucraina, i Ventisette hanno discusso informalmente il ventesimo pacchetto di misure restrittive contro la Federazione Russa, attualmente in fase di elaborazione al Berlaymont. Kallas ha inoltre annunciato l’approvazione definitiva del regolamento che inserisce la Russia nella lista nera antiriciclaggio, imponendo rigorosi controlli di due diligence su ogni operazione che coinvolga soggetti russi. L’obiettivo è duplice: aumentare la pressione finanziaria diretta e scoraggiare la cooperazione con Mosca da parte dei Paesi terzi.

Guardando all’India — tra le minacce statunitensi di sanzioni indirette e l’accordo di libero scambio firmato martedì da Modi, von der Leyen e Costa — il disegno appare chiaro: isolare l’asse del male sul piano internazionale. Se su Russia e Iran dal Consiglio emerge una nuova convergenza tra politica estera europea e statunitense, il convitato di pietra della riunione resta la questione atlantica. Il pilastro europeo della NATO “non è più il centro di gravità principale di Washington”, come osservato da Kallas, ma continua a condizionare le scelte dell’UE, rivelandosi il nodo politico più divisivo. La tensione tra desiderio di autonomia e raffronto pratico degli equilibri di forza trattiene l’Unione in un limbo politico delicato, riscontrabile nei silenzi imbarazzati sulla Groenlandia e le incertezze montanti sull’esercito europeo. In definitiva, i nemici sono chiari. Gli amici, forse, un po’ meno. Ma è comunque un passo avanti.