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Veneto, in cima al sistema fieristico: Padova Hall è un successo, Longarone Fiere Dolomiti leader delle esposizioni
Fuori dal perimetro dei grandi numeri, il sistema fieristico veneto esprime due realtà che meritano attenzione per ragioni opposte e complementari. Padova e Longarone raccontano due modelli di posizionamento — uno in rapida ascesa, l’altro in tenace resistenza — che illuminano un aspetto spesso trascurato dal dibattito sulle politiche fieristiche nazionali: il rapporto tra infrastruttura espositiva e sviluppo del territorio.
Padova Hall è la storia di una scommessa recente che sta pagando. Il Centro Congressi inaugurato nell’aprile 2022, progettato dall’architetto giapponese Kengo Kuma con una capienza di 3.500 persone, ha impiegato appena tre anni per proiettare la città tra le prime dieci destinazioni congressuali italiane e al settantacinquesimo posto europeo nella classifica ICCA. Nel 2025 ha ospitato ottanta eventi con oltre 121mila presenze, tra cui congressi scientifici di rilievo internazionale come quello della Società Italiana di Neurologia e la International Conference on Advanced Lithium Batteries. Il presidente Paolo Ferrin parla di un quartiere fieristico che si sta trasformando in un ecosistema aperto alla città, dove coesistono funzioni congressuali, fieristiche e di ricerca. Una visione che intercetta i fondi per le infrastrutture della meeting industry e che fa di Padova un modello di riconversione funzionale potenzialmente replicabile.
Longarone Fiere Dolomiti rappresenta l’altro estremo dello spettro. Con 17mila metri quadrati di superficie espositiva e un fatturato nell’ordine dei due milioni di euro, il polo bellunese non compete sui numeri ma sulla specificità irripetibile della propria offerta. Arredamont, la fiera dell’arredamento di montagna giunta alla quarantaseiesima edizione, attira ogni anno circa trentamila visitatori da tutta Italia e dai Paesi confinanti. Agrimont presidia il comparto dell’agricoltura e zootecnia alpina con oltre duecento espositori da tredici regioni italiane e sedici Paesi esteri. Sono manifestazioni che non aspirano alla dimensione internazionale dei grandi saloni ma che svolgono una funzione di presidio economico e culturale del territorio montano che nessun altro polo fieristico potrebbe assolvere. In un sistema fieristico nazionale che ragiona quasi esclusivamente in termini di scala e internazionalizzazione, Padova e Longarone ricordano che le fiere sono anche infrastrutture territoriali. E che una politica fieristica intelligente deve saper valorizzare tanto i campioni dell’export quanto i presidi della coesione locale.
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