Su Bloomberg è stata pubblicata la trascrizione di una telefonata fra l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff, e il russo Yuri Ushakov, principale consigliere di politica estera di Vladimir Putin. La conversazione ha il valore di un documento storico che servirà in futuro a spiegare gli aspetti riservati del conflitto in Ucraina, nel senso di rendere palese una sostanziale connivenza tra l’Amministrazione Trump e l’aggressore russo. Tutto ciò nel contesto di un rapporto tra le due personalità che rivela non solo una solida collaborazione, ma anche una relazione di complicità degna dei compagni di merende.

In sostanza, dalla trascrizione troviamo conferma di quanto avevamo sospettato in un momento delicato e decisivo del rapporto tra Usa e Ucraina, quando sembrava imminente la consegna all’esercito ucraino dei missili Tomahawk di fabbricazione americana, un armamento in grado di capovolgere le sorti del conflitto a favore di Kyiv. Ricordiamo quel passaggio. Trump ha in programma un incontro con Zelensky, quando poche ore prima Putin fa sapere di essere pronto a negoziare; si parla persino di Budapest come sede del vertice. Così, quando il premier ucraino si presenta alla Casa Bianca per riscuotere le promesse, si trova davanti un interlocutore che ha buon gioco a guadagnare tempo e a rinviare le decisioni. Ora non solo sappiamo, ma abbiamo anche le prove che il “consiglio fraudolento” è venuto da Witkoff a Ushakov perché ne riferisca a Putin e lo convinca a fare la telefonata.

Nel suggerire l’operazione, l’americano assume il ruolo del segretario galante, ovvero suggerisce l’approccio che lo zar russo deve avere con Trump: lusingarlo per il ruolo svolto nel proporre i famosi 20 punti che costituiscono il piano di pace per Gaza. Sembra di leggere la favola di La Fontaine del corvo e la volpe. “Se il vostro canto è pari alla bellezza delle vostre piume, voi sareste il principe degli uccelli”. E il corvo lascia cadere il pezzo di formaggio. Fuor di metafora, gli Usa provano a portare a termine il colpo grosso di abbandonare l’Ucraina alle spalle dell’Europa. Ma Witkoff è persona di molte ambizioni, e propone all’amico di trovare altri 20 punti per risolvere la crisi ucraina. E mette le carte in tavola: “Ora, detto tra me e te, io so cosa ci vorrà per ottenere un accordo di pace: Donetsk e forse uno scambio territoriale da qualche parte. Ma dico che invece di parlarne così, parliamo in modo più speranzoso, perché credo che arriveremo a un accordo”.

Nel complesso della conversazione si capisce che i due sono abituati a mettere insieme del nero su bianco. Anche per quanto riguardava il piano di Gaza. Yuri Ushakov si complimenta per il grande lavoro dell’altro, il quale ringrazia per il sostegno e per aver sospeso il vertice russo/arabo allo scopo di non interferire. In questa conversazione si trovano le spiegazioni di quanto è successo dopo, e di come i due capi di Stato abbiano seguito alla lettera i suggerimenti dei loro consiglieri, i quali si saranno poi dedicati a scrivere – uno a testa, ora in inglese, ora in russo – i 28 punti del diktat abortito di Trump a Zelensky.