È un venerdì di passione quello che si prospetta oggi per la premier Meloni e il ministro Giorgetti. Il Consiglio dei ministri deve varare un nuovo decreto sulla proroga del taglio delle accise sui carburanti. Quello precedente del 18 marzo, al momento all’esame della commissione Finanze del Senato, prevede la scadenza per il prossimo 7 aprile. I lavori del governo saranno però adombrati dalle pagelle della Banca centrale europea e di Standard&Poors, arrivate entrambe ieri e che parcheggiano Europa e Italia nell’anticamera della recessione. Il tentativo di recuperare le risorse per contenere i costi della benzina dal piano Transizione 5.0 è fallito. Gli imprenditori sono elettori tanto quanto i consumatori. Uno non può essere sacrificato per il bene dell’altro. La Presidente del Consiglio ha ricevuto il messaggio. Tuttavia, forzata com’è da Giuseppe Conte a cominciare la campagna elettorale per il prossimo anno e stressata dai grattacapi che ogni ministro le sta provocando, rischia di distrarsi. La precedenza assoluta deve restare il caro-energia.

Per chi parte a Pasqua, i distributori sono brutti luoghi. Ma è anche il gas a pesare tanto. Soprattutto per le aziende energy intensive, che non hanno mai superato la botta ricevuta quattro anni fa. Arera ha registrato un +19,2 dei prezzi del gas a marzo sul mese precedente. Secondo l’agenzia per l’energia elettrica, è tutta colpa della guerra. Ha senso quindi l’imperativo di Confindustria di arrivare a un dunque sul Decreto-bollette senza stare tanto a festeggiare per i crediti d’imposta sull’innovazione tornati validi questa settimana. Non c’è tempo da perdere. Ancora una volta, petrolio gas e mercati hanno risentito del discorso di Trump. A dispetto delle attese ottimistiche, la notizia che la guerra durerà altre due o tre settimane ha portato il petrolio a 108 dollari il Brent (+7,64%) e a 111 dollari il Wti (11,82%). Per quanto riguarda il gas, le quotazioni del Ttf balzano del 7,64 per cento a 51,14 al megawattora. La finanza è altrettanto “instabile”. Come ha detto il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta. Il tutto si riversa sull’economia reale.

Ce lo dicono S&P e la Bce appunto. La prima rivede al ribasso le previsioni di crescita dell’economia italiana. Per quest’anno il Pil guadagnerebbe un +0,4% (+0,8% nel 2027). Anche Francoforte orienta le stime al ribasso. Prima della guerra, l’economia mondiale mostrava segnali di tenuta. “Ora l’esperienza dei passati shock energetici avversi suggerisce che l’erosione del reddito reale e il conseguente deterioramento del clima di fiducia potrebbero gravare in misura significativa sui consumi privati”, si legge nel nuovo Bollettino economico della Banca centrale. Per l’area euro la crescita sarà quindi modesta, dello 0,9% nel 2026, 1,3 nel 2027 e 1,4 nel 2028, secondo lo scenario base. Ben più preoccupante la stima dell’inflazione. Si teme un + 3,1% nel secondo trimestre del 2026. Da qui un eventuale nuovo intervento sul costo del denaro. Su cui comunque l’istituto centrale non si è espresso. Lo scenario sarebbe aggravato se la Fed andasse nella direzione opposta. Il mandato di Powell scade il prossimo 15 maggio.

Le previsioni che il suo successore, Kevin Warsh, tagli i tassi d’interesse sono molto ridotte. Né lui né Trump hanno interesse ad alimentare i sospetti che l’autorità monetaria sia succube dei desiderata della Casa Bianca. Almeno nei primi tempi. Tuttavia, anche con l’ipotesi di tassi Usa invariati, si avrebbe una divergenza monetaria tra le due sponde dell’Atlantico che è molto rara. E che va ad aggiungersi alle già tante frizioni tra Usa e Ue. Non sono molte le soluzioni. Per l’Italia si presenta lo spettro di sforare il patto di stabilità. A Salvini piacerebbe, meno a Meloni-Giorgetti. E qui si apre il discorso politico già viziato dalla campagna elettorale.

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Antonio Picasso, giornalista e consulente di comunicazione. Ha iniziato a scrivere di economia, per poi passare ai reportage di guerra in Medio Oriente e Asia centrale. È passato poi alla comunicazione d’impresa e istituzionale. Ora, è tornato al giornalismo. Scrive per il Riformista ed è autore del podcast “Eurovision”. Ha scritto “Il Medio Oriente cristiano” (Cooper, 2010), “Il grande banchetto” (Paesi edizioni, 2023), “La diplomazia della rissa” (Franco Angeli, 2025).