La compattezza tanto auspicata sul disegno di legge in materia di contrasto all’antisemitismo non è arrivata. In Senato, il Movimento 5 Stelle, in buona compagnia con Alleanza Verdi-Sinistra, ha votato contro il ddl. La maggioranza, con Azione e Italia Viva, convintamente a favore. Il Partito democratico si è astenuto, tranne sei senatori che, come preannunciato in Aula dal senatore Graziano Delrio, hanno votato a favore, «non in dissociazione o dissenso dal nostro partito, ma perché crediamo che questo provvedimento rompa un silenzio della cultura democratica del Paese che non ha discusso abbastanza». Dai tabulati, oltre al sì di Delrio, vi sono anche i voti a favore dei senatori Alfredo Bazoli, Pier Ferdinando Casini, Walter Verini e Sandra Zampa. E di Filippo Sensi, con cui parliamo del provvedimento.
Senatore Sensi, perché ha votato con la maggioranza in favore del disegno di legge sul contrasto all’antisemitismo?
«Perché è un provvedimento equilibrato. È un provvedimento che finalmente può rappresentare un passo in avanti nell’azione concreta di contrasto all’odio antisemita».
Si tratta di un disegno di legge necessario?
«Credo proprio di sì. Vi è la necessità in Italia, come vi è una necessità anche in Europa. Gli episodi di ostilità e violenza nei confronti di persone di religione ebraica sono continui, non ultimo quello di tre giorni fa a Milano, che ha visto due giovani studenti argentini, in vacanza studio nel nostro Paese, esser aggrediti da un gruppo di persone perché portavano la kippah».
Sono episodi di odio in costante crescita, soprattutto dal 7 ottobre 2023 in poi, vi è stata una vera e propria impennata di casi. Il rapporto dell’Osservatorio sull’antisemitismo, presentato martedì proprio in Senato, sostiene siano aumentati del 400% nel 2022.
«Proprio nell’occasione di quella presentazione, la senatrice a vita Liliana Segre aveva infatti lanciato un appello a tutti noi parlamentari, chiedendo la massima convergenza possibile sul disegno di legge. Era un’occasione da cogliere, e non invece da lasciare inascoltata».
Al di là del no netto di Avs e M5S, mentre Italia Viva e Azione han colto il compromesso, i suoi colleghi di partito si sono incaponiti su dei cavilli…
«Il punto era la definizione di antisemitismo. Sia chiaro, c’è una rispettabilissima discussione, non solo in ambito politico ma anche in ambito accademico, attorno alla definizione di antisemitismo dell’IHRA. Molti non la condividono o la ritengono superata, ma per noi firmatari del ddl Delrio – uno dei testi presentati in Aula – quella definizione resta la più coerente, di fatto è la definizione operativa adottata dagli organismi internazionali, pienamente in linea con la risoluzione del Parlamento europeo del 2017. Quindi, insomma, che ci sia il dibattito è sacrosanto ma la definizione che viene richiamata in tutti i consessi internazionali, politici e parlamentari è quella».

C’è stata una valutazione politica interna al Partito democratico, oltre al mero motivo tecnico? L’astensione come scelta di voler tenere comunque – politicamente parlando – aperta la porta alle piazze pro-Pal degli ultimi mesi?
«Io non penso che ci siano antisemiti in Parlamento. Non ci siano antisemiti nelle forze parlamentari, ce n’è purtroppo nel Paese e dobbiamo chiederci come fare per contrastarlo in maniera più efficace. Il Partito democratico si è astenuto, pur riconoscendo lo sforzo di condivisione che c’è stato in Commissione. Credo davvero che la relatrice, la senatrice Daisy Pirovano della Lega, sia stata molto paziente e molto attenta».
Ma non è bastato…
«Una larga parte del mio partito ha ritenuto fosse comunque insufficiente. Lo ripeto: dopo l’appello di Liliana Segre, e in un momento così drammatico per l’aumento dell’antisemitismo e così delicato per la tensione internazionale, il segnale sarebbe dovuto arrivare forte e chiaro. La politica doveva dar una risposta unitaria, invece la discussione degli emendamenti in Aula è stata penosa. Uno spettacolo che, davanti agli occhi dei rappresentanti della Comunità ebraica in tribuna, è stato davvero infimo».
Solita bagarre politica?
«Un voto che doveva essere naturale, corale e sorgivo è divenuto faticoso. Non si è entrati nel merito, tutto molto suocera-nuora, l’attualità mescolata all’ideologia. Sia a destra che a sinistra, sia chiaro».
Una spaccatura prevedibile, quella interna al Partito democratico?
«È un grande dispiacere politico, perché la lotta contro l’antisemitismo non deve divenire la bandiera politica di qualcuno. È una battaglia di tutti noi. L’unità richiesta e dovuta nel campo progressista non c’è stata, alcuni d’istinto sono addirittura andati contro, altri non si sono espressi o han preferito astenersi. Su 200 senatori, vedere a favore di tale provvedimento 105 senatori, poco più della metà, è un grande peccato».
