Lo scenario in Medio Oriente diviene, ogni ora che passa, sempre più teso e drammatico. Mentre lo Stretto di Hormuz continua ad esser chiuso e controllato dall’Iran – l’unico petrolio che lo attraversa è quello iraniano diretto, guarda caso, in Cina – l’intera regione è in guerra. Per la prima volta nella loro storia, i Paesi del Golfo si ritrovano coesi dalla stessa parte di Israele.
L’Iran, dal canto suo, prosegue nella strategia di attacchi diffusi, con missili e droni, ovunque e fino a esaurimento scorte. La scorsa notte, nel Kurdistan iracheno, è stata colpita – con un missile Camp Singara – la base italiana di Erbil. Fonti locali sostengono che gli attacchi sono giunti sia da Teheran che dalle milizie sciite irachene a sud della zona autonoma curda. Il comandante del contingente italiano nella base, Stefano Pizzotti, ha spiegato che “il drone ha impattato all’interno della base provocando danni ad infrastrutture e materiali al momento non quantificabili, mentre non ci sono stati danni alle persone”. “Siamo stanchi – ha proseguito Pizzotti – ma il morale resta alto. Il personale è addestrato per affrontare anche queste situazioni”.
“Continuo a seguire con attenzione quanto accaduto alla nostra base di Erbil – ha affermato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni – A nome del governo e mio personale esprimo solidarietà e vicinanza ai nostri militari”. Erbil, va sottolineato, non è solo un presidio militare, ma il fulcro della presenza italiana in Medio Oriente. La base è un punto logistico e strategico cruciale per le forze Nato che operano nel quadrante nord dell’Iraq e sino al confine siriano, e anche per tali ragioni il ministro della Difesa Guido Crosetto, in merito alla domanda se quello alla base italiana sia stato o no un attacco deliberato, ha dichiarato “assolutamente sì”, specificando che “quella è una base della Nato ed è anche americana”. A Erbil, infatti, sono ospitate anche diverse strutture militari e diplomatiche statunitensi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, in merito all’attuale situazione, non ha nascosto che la preoccupazione da 1 a 10 “è certamente 10”. Elevata, insomma, “proprio perché i nostri militari sono esposti nelle zone più a rischio, nella ripresa del conflitto tra Hezbollah e Israele, oltre che nell’esplosione del conflitto nell’area del Golfo”, senza considerare poi “le ricadute che tutto questo può avere a medio e lungo termine per le famiglie italiane, per le aziende italiane”.
Un attacco “grave e inaccettabile, che abbiamo condannato con la massima fermezza”, questo il commento del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che durante il question time al Senato ha ribadito: “Sono in corso le verifiche necessarie per accertare con precisione la dinamica dell’attacco e individuarne i responsabili. Il governo è pronto ad adottare ogni ulteriore misura necessaria a garantire la loro sicurezza e quella di tutto il personale, civile e militare, impegnato nella regione”. La scorsa settimana, a tal proposito, Crosetto ha incontrato il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano, il Direttore Nazionale degli Armamenti Giacinto Ottaviani e rappresentanti delle aziende italiane della Difesa, chiedendo soluzioni da inviare in Medio Oriente a stretto giro. Lo ha riferito il Ceo di Leonardo, Roberto Cingolani: “Stiamo cercando di raccogliere tutte le risorse che abbiamo a livello di piattaforme, radar, armi”.
