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Da piccoli velisti a grandi imprenditori. Intervista al Ceo della Nlcomp, Fabio Bignolini

Giornalista Pubblicista, Avvocato. Esperta di parità di genere, sicurezza sociale e parità etnica-razziale
Da piccoli velisti a grandi imprenditori. Intervista al Ceo della Nlcomp, Fabio Bignolini

Parola d’ordine “proviamo!” e così la passione per la vela di tre bambini di otto anni si è trasformata in una delle più promettenti start up apripista a livello internazionale nella realizzazione di barche a vela sostenibili. Questa è Nlcomp (Northern Light Composites), piccola/grande realtà imprenditoriale fondata nel 2019 da tre amici, Fabio Bignolini, Andrea Paduano e Piernicola Paoletti, che si è insediata tra il Carso triestino e il mare ventoso di Monfalcone, nell’estremo nordest italiano. L’idea alla base è semplice ma rivoluzionaria: individuare un materiale alternativo per la realizzazione delle barche a vela al posto della tradizionale vetroresina. La cosiddetta economia circolare del riuso, dicono, quella da tutti ambita ma da pochi esplorata. Fabio, Andrea e Piernicola ci sono riusciti, ma come? L’ho chiesto all’amministratore delegato, Fabio Bignolini.

Partiamo da principio, come siete passati dal gioco al fare impresa?

Fino ai diciotto anni eravamo tre amici con la passione della vela che frequentavano lo stesso circolo nautico, gareggiando insieme nelle competizioni. Alla maggiore età la decisione sul come proseguire fondando poi la nostra associazione (Northem Light Sailing Team) con la quale abbiamo continuato a gareggiare (vincendo tra l’altro due titoli italiani e uno europeo) e che di fatto ci ha portati, coinvolgendoci non solo come sportivi “aderenti” ma anche come “propositori”, a sentire il bisogno di performare la nostra barca, sia come design che materiali. Quello è stato il nostro cambio di passo a cui inizialmente abbiamo contribuito noi tre con i nostri studi universitari, o, nel mio caso, con l’esperienza di lavoro che già stavo facendo. Una sorta di laboratorio giovanile a cielo aperto, anzi, dovrei dire in un garage perché avevamo grandi sogni ma pochi soldi e quindi le nostre idee erano supportate da tanto “olio di gomito”. Prima delle certificazioni ufficiali poi portavamo noi i nostri prototipi di barca a fare lo “stress test” in mare: eravamo dei pazzi, in piena bora, ma è andato tutto bene.

Quello è stato lo switch. Quali invece i primi incontri fortunati che hanno trasformato il sogno in realtà?

Senz’altro con Enrico Samer della Samer & co. Shipping, un grande imprenditore triestino, molto vicino ai giovani e agli sport (soprattutto nautici) che si è incuriosito della nostra associazione e ne ha così sponsorizzato, e Matteo Polli, designer pluripremiato goriziano.

I giovani sono spesso portatori di idee rivoluzionarie tacciate però come impraticabili e snobbate con ilarità. Quando voi avete presentato il vostro nuovo materiale plastico riciclato per realizzare la prima innovativa barca a vela, come siete stati accolti dal mercato?

Il mondo imprenditoriale privato ci ha fatto inserire con estrema prudenza ma al tempo stesso con possibilità. I prototipi che realizzavamo funzionavano e nel breve ricevevano importanti riconoscimenti ai saloni nautici. Le cose funzionavano, i materiali funzionavano, altri imprenditori si sono avvicinati a noi investendo nelle nostre idee che così diventavano sempre più reali e non solo utopistiche. E’ stato un processo in divenire dove ogni upgrade derivava dalle sfide che riuscivamo a conquistare e dimostrare. In poco tempo abbiamo raccolto oltre un milione di euro di investimenti e siamo stati invitati anche in America a raccontare la nostra esperienza.

E come siete stati supportati dall’alto mondo istituzionale pubblico?

Questo è stato il grande assente. Peccato perchè altrove (Francia e Germania in primis in Europa) le startup vengono sostenute strutturalmente, seriamente, con visione e convinzione.

Quali i prossimi passi?

Fermo il nostro focus sulla nautica, ci stiamo specializzando anche nella produzione di altri componenti per altri sport (sci, skate…) e altri settori (energie rinnovabili eoliche). E poi mi piace pensare che un giorno io possa restituire alle giovani startup quello che abbiamo ricevuto noi. Visione e opportunità.

In bocca al lupo!

 

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