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Esercizi spirituali, gesuiti e noi

Giornalista e saggista
Esercizi spirituali, gesuiti e noi

Possiamo dare uno sguardo di primissima mano all’interno della Compagnia di Gesù e da qui allargarci a considerare diversi temi cruciali per la Chiesa di oggi in tutto il mondo. Parlo di un libro appena uscito, e delle problematiche legate alla formazione, al «discernimento», alla spiritualità, ad un approccio che cinque secoli fa era rivoluzionario ed oggi ha un suo fascino e un «perché» di fronte al proliferare di un’intera letteratura su come migliorare se stessi.

I gesuiti lo sanno da cinque secoli, appunto. Il miglioramento passa attraverso la pratica annuale degli Esercizi Spirituali, inventati da S. Ignazio di Loyola con una scansione plurisettimanale (almeno quattro, avendo tempo…), impegno a a confrontarsi con la Parola di Dio, migliorarsi, studiarsi e conoscersi,  elaborare risposte e comportamenti adeguati. E in un sagace equilibrio tra dimensione individuale e comunitaria. Gli Esercizi Spirituali si fanno in gruppo ma ognuno è da solo con se stesso; il predicatore che li guida non entra nella dinamica interiore di chi li fa (del resto, sono tutti largamene adulti…) e piuttosto svolge il ruolo di una specie di «levatrice» per portare a maturazione dinamiche e riflessioni già presenti.

Oggi possiamo capire meglio cosa sono gli Esercizi Spirituali grazie al libro appunto appena pubblicato: (Miguel Angel Fiorito, Cercare e trovare la volontà di Dio. Guida pratica agli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola, Edizioni Ancora, p. 1088, euro 105. Il libro non costa poco: 105 euro!).

È una testimonianza eccezionale che si riferisce a Papa Francesco. L’autore del libro, padre Fiorito, è stato uno dei maestri spirituali di Jorge Mario Bergoglio. Fiorito aveva un metodo tutto suo, come spiega il Papa nella prefazione: «Fiorito distribuiva foglietti ciclostilati con inchiostro blu caratterizzati dal fatto che l’argomento trattato doveva rientrare in un foglio orizzontale, riempiendone – a volte quasi senza margini – le due facce, in modo che il contenuto si potesse leggere tutto di fila. (…) Il maestro dà tre raccomandazioni al riguardo: le sue «schede» non vanno lette tutte di fila né una volta per tutte, ma soffermandosi dove ci si trova bene e ripetendo la lettura; in questo modo, ci dice, può accadere che quanto non si è apprezzato una volta si apprezzi un’altra volta. Senza invalidare queste due cose, la raccomandazione finale viene al dunque: il maestro propone due letture, una rapida, come per rendersi conto di che si tratta, e poi una che vada piano, soffermandosi sul testo, sulla frase o sulla parola che più attira la nostra attenzione».

Tuttavia possiamo farci delle domande, a partire dal libro di Fiorito, allargando il discorso. Il mondo è cambiato in meglio, in cinque secoli, con centinaia di migliaia di gesuiti e i loro Esercizi Spirituali? L’umanità ha compiuto dei passi avanti in maturità e consapevolezza «umana»? Ovvero: 121 anni di psicologia del profondo hanno cambiato il mondo? Se i singoli sono più consapevoli, l’umanità lo è?

Un altro gesuita, Luigi Maria Rulla, pioniere nell’applicazione della psicologia del profondo allo studio della vocazione, negli anni Settanta del secolo scorso nei suoi studi negli Usa (e non solo…) ha svelato quello che ogni psicanalista sa: guardare se c’è accordo tra i valori espressi e gli atteggiamenti e comportamenti concreti. Se c’è accordo, Rulla chiamava «consistente» questa personalità, al contrario se mancava accordo, la definiva «inconsistente». E nei suoi studi longitudinali sui seminaristi, verificava che dopo anni di formazione, le «inconsistenze centrali» dei candidati al sacerdozio erano restate immutate. Cioè la formazione non aveva funzionato sulle dinamiche interiori profonde, era rimasta in superficie, a livello intellettuale. Così venivano ordinati preti «problematici» o con troppo evidenti limiti di personalità.

Cosa accade quando la formazione non funziona lo si vede benissimo nella Chiesa (ma non solo!!!).  Nonostante ogni idea di ricorso all’ «eternità», la Chiesa vive e soffre gli stessi problemi della società di questo tempo in termini di comportamenti narcisisti, egocentrici, autoreferenziali e via dicendo. Ci vorrebbe più psicologia relazionale. In attesa, più Esercizi Spirituali sono comunque meglio di niente…

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