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La Guardia di Finanza da 30 anni, un fiore all’occhiello italiano in Europa e nel mondo

La Guardia di Finanza da 30 anni, un fiore all’occhiello italiano in Europa e nel mondo

L’8 ottobre del 1990, trent’anni fa, prendeva inizio la proiezione europea, e poi internazionale, della Guardia di Finanza dal Dopoguerra.

Iniziava con il mio distacco presso l’Unitá Anti-frode della Direzione Generale dei Bilanci della Commissione Europea, quale Ufficiale Esperto Nazionale. Il primo della Guardia di Finanza, ma anche il primo militare e appartenente alle forze di polizia d’Europa presso un’Istituzione UE . Che, a quei tempi (si chiamava ancora CEE) non aveva alcuna familiarità né col mondo militare né con quello investigativo.

Ho avuto il privilegio di veder nascere, contribuendone alla creazione, non solo i servizi anti-frode dell’Unione Europea, accorpati tutti nell’UCLAF (Unità di Coordinamento della Lotta Alla Fode) prima, e nell’OLAF (Ufficio Europeo per la Lotta Alla Frode) poi, ma anche quello che, col tempo, diventerà il germe che ha dato  vita all’attuale EPPO (Ufficio del Procuratore Europeo).

Sono tantissimi gli aneddoti che potrei raccontare. E che forse un giorno raccoglierò assieme alle memorie di questi tre decenni molto intensi. Durante i quali ho reclutato diversi investigatori, civili e militari, europei. Compresi diversi altri finanzieri, alcuni dei quali si sono dimostrati capaci di diventare funzionari europei di altissimo livello e prestigio. Assieme a quelli di loro che nel tempo hanno saputo conservare la condivisione  di quegli  stessi valori, senza mai ripudiare il  loro essere autentici Finanzieri e convinti europeisti, siamo riusciti a dare un grande contributo per fare della Guardia di Finanza un fiore all’occhiello italiano in Europa e nel mondo, ed in alcuni casi anche strumenti di politica estera nazionale. A cominciare dalla missione sul Danubio, durante la guerra nella ex Jugoslavia. Ma facendo anche scoprire a chi, in Europa, vedeva e considerava l’Italia solo come la patria delle frodi,  che il nostro Paese era anche la Patria della lotta al crimine organizzato internazionale, dei Petrosino e dei Falcone, e non solo degli Al Capone e dei Riina.

A casa mia, a Bruxelles, assieme al Generale Nicolò Pollari (allora Capo di Stato Maggiore del Comando Generale cui, assieme al Comandante Generale Luigi Ramponi, va il merito di avere avuto il coraggio di fare compiere, mio tramite, i primi passi  nella proiezione internazionale della Guardia di Finanza) e agli Ambasciatori Rocco Cangelosi e Cosimo Risi, germogliò l’idea di distaccare degli Ufficiali della Guardia di Finanza presso le principali sedi diplomatiche italiane nel mondo.

Ne seguii personalmente da Bruxelles tutto il progetto, assieme ad Ambasciatori del livello di Umberto Vattani. Ed accettai la richiesta  del Comandante Generale pro-tempore di ricoprire, durante la presidenza italiana dell’UE del 2003, l’incarico di primo Esperto del Corpo, presso la Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione Europea. La cosa poi non si realizzò perché il Ministero degli Esteri non accettò che potessi limitarmi a farlo solo per un semestre, non potendo lasciare per un periodo più lungo il mio posto di dirigente e portavoce dell’OLAF.

La più grande soddisfazione  la ritrovo nel fatto che gli sforzi compiuti dai primi pionieri non sono stati vani. Sono stati invece valorizzati e consolidati dalla maggior parte delle gerarchie che si sono succedute in questi tre decenni al vertice del Corpo. Con Comandanti Generali di altissimo livello, quali l’attuale, Giuseppe Zafarana, ed i suoi predecessori provenienti dal Corpo, Giorgio Toschi e Saverio Capolupo, o quelli con esperienza internazionale come Rolando Mosca Moschini. Che hanno tutti saputo confermare le Fiamme Gialle quali attori sullo scenario mondiale, capaci di essere accolti e ascoltati, quali rispettati testimoni del virtuosismo e della legalità italiani, nelle sedi internazionali più prestigiose, a cominciare dalle aule del Parlamento Europeo.

Assieme a tanti bei ricordi, ma anche alle ferite di tante battaglie (qualcuna provocata persino da fuoco « amico »), conservo la fierezza del contributo prestato in oltre un quarto di secolo, da Fiamma Gialla e Patriota italiano ed europeo, nella costante difesa dell’Italia in Europa e dell’Europa in Italia. Senza mai ripudiare – nonostante anche alcune pressioni subite, fatte di lusinghe, promesse e minacce – né le Fiamme Gialle cucite per sempre sulla mia pelle, né la bandiera di ispirazione mariana che sventola nel mio cuore assieme al tricolore ed ai valori più nobili dell’Unione Europea.

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