Bloccare l’avanzata dei regimi capitalcomunisti nel mondo non basta più: si dovrebbe fermare anche l’avanzare delle mafie che da quei Paesi emigrano per assediare e fare business su altri territori. È il caso della mafia cinese stabilitasi in Italia, ma anche in Francia e in Spagna.
Poco più di un anno fa, la sera del 14 aprile 2025, nel quartiere Pigneto di Roma vi è stato un doppio omicidio in cui sono stati uccisi due cinesi: Zhang Dayong – detto Asheng – e la sua compagna Gong Xiaoqing. Lui è stato colpito al busto e alla testa da quattro proiettili, mentre su di lei è stato esploso un solo colpo mortale alla testa, probabilmente per evitare la presenza di testimoni diretti sulla vicenda. Nel cellulare di Zhang Dayong sono stati ritrovati documenti da cui emerge la contabilità relativa ai suoi affari: si tratta di materiale in cinese, in gran parte tradotto dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma.
Il suo omicidio e quello della compagna, Gong Xiaoqing, il 14 aprile 2025 nel quartiere Pigneto di Roma rappresentano un’esecuzione in piena regola. Le inchieste hanno svelato che il contesto in cui si muoveva Dayong era di tipo mafioso.
Zhang Dayong era il braccio destro del cosiddetto “capo dei capi” della mafia cinese in Italia, Zhang Naizhong, il quale era stato arrestato a Roma nel 2018 insieme ad altre 22 persone, fra cui lo stesso Zhang. Ritornato in libertà, quest’ultimo, era uno dei noti indagati nell’inchiesta “China Truck”, che già nel 2018 aveva portato in carcere 33 soggetti. Di fronte all’omicidio di Asheng si è parlato di una vera e propria “guerra delle grucce”, dove le faide interne alla mafia cinese devono aver regolato i propri conti in Italia, prima a Prato e poi a Roma, dopo aver agito anche in Spagna a Madrid, e in Francia a Parigi.
La geomafiogena genesi di questa situazione raccapricciante si trova in Cina. Partendo da lì, varie fazioni si sono stabilite nella comunità cinese di Prato per accaparrarsi il miglior posto al sole nel mercato degli appendiabiti. Si parla di un business di centinaia di milioni di euro all’anno soltanto per le grucce; si supera il miliardo di euro se si considerano anche le spedizioni per il comparto della moda, e non solo.
Zhang Dayong si sarebbe trasferito nel Lazio per allontanarsi dai gruppi avversi radicati in Toscana, ma ciò non gli ha evitato la morte. Tra i vari commenti di carattere criminologico sui fatti, in realtà, appare una diversa interpretazione possibile: non bisogna fossilizzarsi solo sulla chiave di lettura del regolamento di conti interno ai mafiosi asiatici, poiché potrebbe trattarsi di un conflitto con altre organizzazioni criminali attive sul territorio romano. A tal proposito, è stato osservato che statisticamente le mafie cinesi non sono quasi mai così vistose nei propri atti vendicativi, e se dovessero aver mutato il proprio modus operandi occorrerebbe investigarne i motivi.
La tesi del braccio di ferro tra le mafie cinesi (o tra una frangia mafiosa cinese) e la criminalità di Roma, però, potrebbe essere il sintomo di un aggravio della guerra malavitosa per la spartizione delle piazze. Varie inchieste hanno messo in luce la presenza delle mafie cinesi, insieme a quelle italiane, in diversi settori: traffico di fentanyl e di altre sostanze stupefacenti, contraffazioni, gioco d’azzardo, estorsioni, prostituzione, traffico di clandestini.
Un omicidio eclatante potrebbe rappresentare un atto di straordinaria amministrazione per monopolizzare una partita.
Il sangue cinese versato sul territorio romano, e i più recenti tentativi di ostacolare le indagini sul territorio di Prato, unitamente alla paura di varie persone che vedono ma non dicono, così, non sono semplici casualità, ma si inscrivono in una causalità di eventi pungenti, ancora da ricostruire in modo sistematico per giungere a rintracciare la fonte dell’impero mafiogeno cinese in Italia e in Europa.
Intanto, i diversi tasselli di un mosaico più grande e raccapricciante, nella loro tragicità, contribuiscono a soffocare l’economia legale italiana e, più in generale, le economie europee.
© Riproduzione riservata
