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La paura della firma

La paura della firma

Con il recovery fund arriveranno in Italia un fiume soldi da trasformare in appalti pubblici, che potrebbero finalmente risolvere problemi annosi del nostro Paese. La domanda è se la nostra pubblica amministrazione sia davvero pronta a spenderli. Si è diffusa infatti una sindrome che porta i dirigenti ad avere paura di firmare le pratiche necessarie per avviare i lavori.

Per la testata mensile PRIMOPIANOSCALA di Telos A&S ne abbiamo parlato con Luigi Caso, magistrato della Corte dei Conti, l’istituzione che controlla che i soldi delle nostre tasse vengano spesi in modo corretto. Il principio è semplice. Il dirigente è personalmente responsabile di quello che firma e risponde della eventuale cattiva gestione del patrimonio pubblico. In altre parole la legge punisce i manager della PA che usano male i nostri soldi. Il problema però è che le norme da rispettare per dare il via a un appalto sono tante e troppo spesso in contraddizione tra loro, rendendo la decisione del dirigente un percorso a ostacoli e alimentando la fatidica paura della firma. “Occorre comprendere che cosa si nasconda dietro questa formula fin troppo abusata. In essa, infatti, convivono, da un lato, l’ingiustificabile e inconfessata aspirazione di una minoranza di dipendenti pubblici alla più ampia irresponsabilità e, dall’altro, la giustificata difficoltà di talaltri di districarsi nel sempre più complesso quadro normativo” commenta Luigi Caso.

La vicenda di Maria Cannata ha diffuso il panico negli uffici della pubblica amministrazione italiana. La ex direttrice del dipartimento del debito pubblico del Ministero dell’Economia e delle Finanze è stata giudicata (e assolta!) per un danno erariale di un miliardo di euro, che avrebbe dovuto pagare di tasca propria. “Anche quando assolti, noi dirigenti rientriamo al massimo del 50% delle spese legali che abbiamo sostenuto” dichiara un manager pubblico intervistato dal Messaggero (I dirigenti nel labirinto della Pa. La polizza sia solo l’inizio, 22 febbraio 2021). Un rischio obiettivamente scoraggiante se si pensa che lo stipendio di un dirigente pubblico è spesso molto inferiore a quello di un manager del privato.

La cura di questo male, secondo Caso, è un ruolo maggiormente consulenziale della Corte dei Conti, in modo da aiutare i manager della PA a prendere le decisioni giuste. Ma anche, ovviamente, la semplificazione delle norme. Ma di quest’ultimo aspetto si parla anche da prima che io iniziassi a fare la lobbista, quindi direi dal Pleistocene. Riuscirà il recovery fund a sbloccare la situazione entro questa era geologica?

 

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