C’è un numero che dovrebbe far riflettere chiunque abbia a cuore la competitività del nostro Paese: 160 mila. Sono le norme oggi in vigore in Italia. Un numero ragguardevole, se pensiamo che in Francia, Germania e Regno Unito ce ne sono poche migliaia. Questi numeri raccontano due modi diversi di concepire il rapporto tra Stato e cittadini e tra Stato e imprese. A peggiorare la situazione italiana, si aggiunge anche la mancanza di chiarezza nella scrittura. In altre parole, le nostre norme non sono solo molte, ma anche sono difficili da comprendere persino per gli addetti ai lavori.
Una stima del 2025 – condotta da Tommaso Giommoni, Luigi Guiso, Claudio Michelacci, Massimo Morelli e riportata dalla voce.info – ci mette di fronte a una verità difficile da digerire: se le leggi italiane fossero scritte con la stessa semplicità della Costituzione, il Pil nazionale crescerebbe di circa il 5%, quasi 110 miliardi di euro all’anno. Una cifra ragguardevole.
Per la testata mensile di Telos A&S PRIMOPIANOSCALAc, ne abbiamo parlato con Stefano Firpo, Direttore Generale di Assonime, realtà che rappresenta le principali imprese italiane e quotidianamente si impegna a migliorare il contesto normativo, economico e istituzionale nel quale operano
“Procedure complesse, tempi lunghi e un quadro regolatorio non sempre coordinato rappresentano un freno alla capacità delle imprese di cogliere opportunità di sviluppo, soprattutto in settori caratterizzati da forte dinamismo tecnologico e competitivo” ha commentato Firpo. Da queste parole emerge la fotografia di un paese che, su questo fronte, ha organizzato una sorta di auto-sabotaggio.
È infatti opportuno sottolineare come la chiarezza normativa non sia solo una questione tecnica, ma finisca con il diventare una questione politica ed etica. Una legge difficile da interpretare favorisce il malaffare e la corruzione, inducendo alcuni operatori economici a cercare scorciatoie.
Nelle aule dei Tribunali si legge la dicitura “La legge è uguale per tutti”. Sarebbe bello se un giorno fosse aggiunta la scritta “La legge è comprensibile per tutti”. O, almeno, “per molti”. Sarebbe già un passo avanti.
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