Troppe coincidenze: è stata una trappola?
C’è una regia dietro il caso Claudia Conte per colpire Meloni? Prima la domanda del ragazzo di Atreju, poi la nota della Lega (che vuole gli Interni)
Dobbiamo farcene una ragione: è più semplice gestire un Ministero piuttosto che una relazione extraconiugale. Soprattutto quando le liaison dei ministri chiamano in causa signore un po’ chiacchierone. L’ultima occasione di gossip governativo l’ha fornita Matteo Piantedosi, titolare del Viminale.
Chi l’avrebbe mai immaginato che dentro il petto di quell’algido funzionario, candidato a una Prefettura fin da bambino, potesse battere un cuore, sensibile alle bellezze femminili che sono la prova dell’esistenza di Dio? Eppure, alle dichiarazioni di Claudia Conte non è venuta dall’interessato alcuna smentita. E, alle domande premurose e preoccupate della premier, Piantedosi avrebbe risposto laconico: “Giorgia, è una faccenda privata”. Per come la raccontano, la vicenda presenta molti aspetti che potrebbero far parte, a seconda degli ulteriori sviluppi, di una pochade piccolo-borghese come di una congiura politica, orchestrata tra le pieghe delle difficoltà del governo o addirittura di una vasta operazione messa in piedi da Maria Zakharova per incarico di Putin.
Ricapitoliamo i fatti. Claudia Conte è una signora di multiforme ingegno che ha all’incirca la metà degli anni di Piantedosi; chiede e ottiene un’intervista per il podcast del sito Money, effettuata da Marco Gaetani, voce di Radio Atreju, l’emittente di FdI, e giovane promessa del partito. La trasmissione va in onda alle 22, ma diventa subito virale perché, a specifica domanda di Gaetani sull’esistenza di una relazione con il ministro, Conte risponde di non poterlo negare. Qui si pone il primo interrogativo. Come poteva l’intervistatore essere al corrente di un’informazione tanto delicata da sentirsi legittimato a formulare in diretta una domanda del genere, tale da provocare un cataclisma politico, secondo solo a quello delle “cene galanti” di Arcore? Infatti, convocato a via della Scrofa per dare spiegazioni (“Non crederai mica di essere Bob Woodward?”), Gaetani si sarebbe discolpato ammettendo che era stata la stessa Conte a suggerire la domanda galeotta prima di iniziare l’intervista.
Quando la notizia comincia a diffondersi contendendo lo spazio sui media alla guerra in Iran, alcuni giornali escono esibendo il curriculum di Conte con tanto di servizi fotografici che la ritraggono vicina al ministro in occasione di cene di gala, inaugurazioni, tagli di nastri, come se si trattasse di dossier preparati in anticipo, di una sorta di “coccodrilli” predisposti in vita, con particolare attenzione agli incarichi svolti per conto degli Interni. Andreotti diceva che a pensare male si commette peccato, ma che spesso si indovina.
Nella love story di Piantedosi ci sono troppe coincidenze che inducono a pensare a una trappola. Ma di chi è la manina? Il proverbio dice che la prima gallina che canta è quella che ha fatto l’uovo. Dalla Lega fanno sapere di stimare Piantedosi, pur ammettendo che in caso di rimpasto Matteo Salvini sarebbe interessato a quel dicastero. Salvini rimane quindi il maggior indiziato. Da FdI – il partito su cui si è voluto far cadere la responsabilità – viene una risposta plausibile: non consideratici fessi fino a questo punto. Con tutti i guai che abbiamo, non avremmo mai pensato di infilarci in questo trappolone. Per noi è un problema sostituire Daniela Santanchè al Turismo, figuriamoci Piantedosi agli Interni. Tanto più che diventerà difficile dire no per la seconda volta a Salvini. E Meloni non può caricarsi di interim.
Le opposizioni, per il momento, hanno assunto una posizione di attesa, preoccupandosi solo di eventuali casi di peculato. Intanto hanno mandato subito in perlustrazione Lilli Gruber, lasciando trasparire l’incoerenza degli avversari con i princìpi di Dio, Patria e Famiglia. Ma sembrano ammettere che in poco tempo hanno avuto tanti motivi di critica per la maggioranza che sarebbe un peccato sprecare. Dopo la sconfitta nel referendum, la destra non ha ancora elaborato il lutto per il caso delle bisteccherie patriottiche di Andrea Dalmastro e ha cominciato a inanellare in solitudine una sequela di infortuni che, per ora, non sembrano avere fine.
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