Lo studio
Come funziona la citisina, il farmaco per smettere di fumare: il ciclo di 25 giorni per combattere la nicotina e ‘ingannare’ il cervello
In Italia sono molti i fumatori che, almeno nelle intenzioni, vorrebbero smettere di fumare ‘grazie’ soprattutto ai 90 mila decessi annui a causa del fumo. Da oggi, hanno la possibilità di farlo o almeno di provarci più seriamente con un trattamento a base di citisina, rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale.
Che cos’è la citisina?
Si tratta di una sostanza di origine vegetale, estratta dalla pianta del maggiociondolo (Cytisus laburnum). Questa particolare pianta è già utilizzata in diversi Paesi europei ed è ora raccomandata a livello internazionale poiché agisce direttamente sui meccanismi della dipendenza. L’introduzione del medicinale è stata presentata durante un convegno a Roma al quale hanno partecipato medici che operano nei 194 Centri anti-fumo attivi in tutta Italia.
Il farmaco che “inganna” il cervello
La cistina è una molecola che “appare” per la prima volta durante la Seconda Guerra Mondiale, quando le sue foglie venivano masticate dai soldati in assenza delle sigarette. Oggi è utilizzata da 50 anni nei Paesi dell’Europa dell’Est come farmaco per provare a cancellare nei fumatori la dipendenza da nicotina.
Da oggi, la citisina cambia forma: diventerà ufficialmente un farmaco rimborsabile dal Servizio Sanitario Nazionale. Il presidente della Società Italiana Patologie da Dipendenza Claudio Leonardi, ha spiegato come funziona questa molecola: “Agisce sugli stessi recettori della nicotina, ma con un effetto diverso: riduce il piacere associato al fumo e attenua i sintomi dell’astinenza, come irritabilità, ansia e insonnia“. Praticamente la citisina non fa altro che “mimare”, almeno parzialmente, l’effetto della nicotina, aiutando il cervello a ridurne gradualmente la dipendenza senza il picco di piacere legato alla sigaretta.
Il trattamento dei 25 giorni
La cura dura all’incirca 25 giorni e prevede una riduzione progressiva delle dosi. A riguardo, Leonardi comunica: “Nella pratica clinica si parte da un’assunzione più frequente nelle prime ore della giornata, per poi ridurre gradualmente fino alla sospensione. L’obiettivo è accompagnare il paziente nella fase più critica, quella iniziale, in cui il desiderio di fumare è più intenso“. In alcuni casi di fumatori più forti, può capitare che il ciclo debba essere ripetuto una seconda volta.
Il protocollo
In molti Centri anti-fumo, il trattamento della citisina viene in realtà utilizzato da anni. A riguardo ha parlato Maria Sofia Catttaruzza, professore associato di Igiene e Medicina Preventiva presso il Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive della Sapienza Università di Roma: “Come società italiana di tabaccologia abbiamo creato un protocollo più lungo della durata di circa 40 giorni, con un inizio graduale e un incremento progressivo del dosaggio. Nelle prime giornate non si parte subito con il dosaggio massimo, ma si procede per gradi, da due a tre, fino a sei somministrazioni al giorno, arrivando al dosaggio pieno nella seconda settimana, in cui il paziente ha smesso di fumare“. Dopodiché, segue una fase di mantenimento, con una riduzione progressiva del dosaggio per circa un mese.
Prescrizione del farmaco
Dopo l’approvazione di Aifa, la citisina può essere rimborsata, anche se non a tutti. Lo spiega ancora il presidente della Sipad: “E’ indicato e rimborsato per tutti i fumatori che si rivolgono ai Centri anti-fumo dedicati appunto alla diagnosi e alla cura delle patologie correlate al fumo di sigaretta o di altri dispositivi elettronici, dove ci sono degli specialisti che possono prescrivere questo farmaco e affrontare le problematiche correlate al fumo di sigaretta in maniera multidisciplinare perché vi operano medici, psicologi, psichiatri e tutte quelle figure professionali che sono in grado di poter affrontare correttamente il problema della dipendenza da fumo“.
Terapia alternativa per chi non vuole rivolgersi ai Centri anti-fumo
Per coloro che vogliono intraprendere questa cura in completa autonomia, si può fare pagandola di tasca propria (110 euro), ma c’è comunque bisogno di una prescrizione medica. Ne parla Fabio Beatrice, Primario Emerito dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino e Direttore Scientifico del Mohre: “Considerando la trasversalità dei danni da fumo, il suo impiego deve avvenire attraverso la prescrizione dei medici di medicina generale, pneumologi, oncologi e cardiologi territoriali, dei professionisti dei SerD e di tutti gli altri specialisti impegnati nella cura di patologie che possono essere influenzate dalla presenza e persistenza del Disturbo da Uso di Tabacco“.
Efficacia ed effetti collaterali
Da uno studio condotto su 300 pazienti, emerge che con un solo ciclo di citisina il 68,7% aveva smesso di fumare a distanza di 3 mesi dalla fine del trattamento, il 56% a 6 mesi e il 47% a un anno. Lo stesso studio, ci dice che gli effetti collaterali risultano generalmente lievi e transitori. Tra i pazienti, vengono segnalati soprattutto nausea, disturbi del sonno, possibile mal di testa o lieve irritabilità. Tutti sintomi che tendono a risolversi nel giro di pochi giorni. La citisina non può essere assunta in gravidanza e da chi soffre di insufficienza renale grave o di disturbi psichiatrici non stabilizzati. Non è raccomandata a minori e non altera la capacità di guidare.
Terapie per smettere di fumare
Ormai da anni, esistono diversi farmaci per smettere di fumare. Tra questi, cerotti, gomme, spray e pastiglie, tutti con l’obiettivo di sostituirsi alla nicotina. Mari Sofia Cattaruzza spiega come funzionano questi farmaci: “Il principio è quello di fornire nicotina in modo controllato, lento e costante, riducendo gradualmente la dipendenza. In particolare, i cerotti a lento rilascio vengono spesso associati a prodotti a rapido effetto, come gomme o spray, da utilizzare nei momenti di maggiore craving. Il dosaggio è personalizzato: il cerotto resta la base del trattamento e può essere modulato, anche con più dispositivi contemporaneamente. Si tratta di un approccio efficace, anche se richiede tempi più lunghi e resta generalmente a carico del paziente“.
Un’altra opzione è la vareniclina, una molecola di sintesi che agisce legandosi ai ricettori della nicotina, riducendo in questo modo il desiderio di fumare e dando allo stesso tempo una sensazione simile a quella data dalla sigaretta. Sulla questione, ha continuato Cattaruzza: “Funzionava molto bene perché ha un legame più forte e una durata d’azione più lunga rispetto ad altre sostanze”. In passato, la vareniclina era rimborsata per pazienti che presentavano patologie come Bpco o malattie cardiovascolari, ma oggi non è più disponibile.
Rischio ricaduta dopo la cura
In questo momento, la citisina risulta quindi l’unica terapia rimborsata per chi vuole smettere di fumare. Molti però si chiedono: dopo il trattamento può tornare la voglia di fumare? Ancora una volta, a fare chiarezza è Cattaruzza: “Il fumatore può avere ricadute nei primi 6-12 mesi, ma in genere il risultato si stabilizza grazie alla terapia farmacologica e comportamentale, efficaci per contrastare non soltanto la dipendenza dalla nicotina, ma anche le ritualità associate. Ma va detto che in alcuni casi potrebbe essere necessario ripetere il ciclo“.
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