L’Islanda rompe gli indugi e porta la crisi della Corrente del Golfo al centro della sua agenda di sicurezza nazionale. Secondo quanto riportato dalla Reuters, il governo islandese ha ufficialmente classificato l’eventuale collasso del sistema di correnti che riscalda l’Europa come una potenziale minaccia, aprendo un dibattito ambientale che potrebbe coinvolgere presto l’intero continente.
Le nuove analisi dei ricercatori islandesi, infatti, indicano che la calotta di ghiaccio groenlandese sta perdendo volume a ritmi troppo accelerati, riversando così enormi quantità di acqua dolce nel Nord Atlantico. Questo apporto anomalo sta quindi alterando la temperatura e salinità dell’oceano, i due elementi che principalmente permettono all’AMOC, la grande circolazione termoalina, di funzionare come un gigantesco motore climatico dell’emisfero nord della Terra.
Per comprendere davvero quanto la situazione sia delicata, i ricercatori utilizzano una combinazione di tecnologie d’avanguardia e osservazioni dirette. Tutto parte dallo spazio: satelliti di nuova generazione misurano in tempo reale la perdita di massa della calotta groenlandese e le modifiche della sua superficie, permettendo di stimare quanta acqua dolce finisca nel mare. Il monitoraggio continua nelle acque artiche e atlantiche, dove boe oceanografiche, sensori galleggianti e sonde calate a grande profondità raccolgono dati su temperatura, salinità e densità dell’acqua: parametri che, anche se alterati di pochi decimi, possono cambiare il funzionamento della circolazione oceanica. A questi dati si affiancano i modelli climatici, ora anche con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale: veri e propri “laboratori digitali” che riproducono diversi scenari di futuro. Infine, gli scienziati studiano il passato attraverso sedimenti marini, carotaggi dei ghiacci e archivi isotopici che mostrano come il sistema abbia reagito in epoche glaciali. Il quadro scientifico sembrerebbe così sempre più chiaro: il Nord Atlantico sta cambiando a un ritmo accelerato.
Cos’è l’AMOC e perché è così importante
L’AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation) è uno dei principali motori del clima globale. Funziona come un enorme nastro trasportatore: infatti l’acqua calda va dai tropici al Nord Atlantico, lì si raffredda e aumenta di densità sprofondando per poi tornare verso sud. È grazie a questo meccanismo che l’Europa gode di inverni molto più miti rispetto alle regioni alla stessa latitudine del Canada o della Siberia. Un rallentamento dell’AMOC cambierebbe radicalmente le condizioni climatiche del continente europeo portando alla possibilità di una nuove era glaciale per il nostro continente.
Gli episodi storici: quando la Corrente del Golfo si è fermata
La circolazione termoalina non è sempre stata stabile. Nella storia recente della Terra si è indebolita e in alcuni casi interrotta più volte. L’episodio più noto è lo Younger Dryas (avvenuto circa 12.800 anni fa): un improvviso rilascio di acqua dolce dal gigantesco lago glaciale Agassiz bloccò, infatti, la circolazione oceanica provocando in Europa un raffreddamento tra i 5 e i 10 gradi centigradi in poche decine d’anni. Un altro evento importante avvenne circa 8.200 anni fa, quando un nuovo cedimento dei ghiacci nordamericani riversò ulteriore acqua dolce nell’Atlantico, causando un raffreddamento rapido e diffuso soprattutto nel Nord Europa. Sedimenti oceanici, carote di ghiaccio e record isotopici mostrano chiaramente che ogni grande afflusso di acqua dolce nel Nord Atlantico ha portato a uno stress significativo dell’AMOC. È proprio questo parallelismo storico a rendere oggi ancora più preoccupante la velocità dello scioglimento groenlandese.
Il timore degli scienziati: un brusco raffreddamento del Nord Atlantico
Le simulazioni climatiche più aggiornate indicano che l’AMOC potrebbe essere più vicino a una soglia critica di quanto ritenuto in passato. Se il trend continuerà, il Nord Atlantico, e di riflesso il clima europeo, potrebbe andare incontro a un raffreddamento consistente, simile nelle dinamiche a quello osservato nelle fasi glaciali, anche se più graduale. “Siamo davanti a un cambiamento sistemico che supera la normale variabilità climatica”, spiegano fonti del governo islandese. “Non è allarmismo: è prudenza”.
Il richiamo inevitabile al cinema catastrofico
La decisione di Reykjavík ha riportato alla memoria collettiva le immagini del film del 2004 The Day After Tomorrow, in cui la circolazione termoalina collassa improvvisamente portando a un congelamento dell’emisfero nord. Nella realtà i tempi sarebbero più lunghi e meno spettacolari, ma l’analogia aiuta a comprendere la gravità delle dinamiche in gioco.
Reykjavík: “Serve una risposta internazionale”
Il governo islandese ha annunciato la creazione di gruppi scientifici multidisciplinari e il coinvolgimento di UE, Stati Uniti e centri di ricerca globali. L’obiettivo è duplice: preparare strategie di adattamento e contribuire alla mitigazione dei fattori che accelerano il processo. La parola chiave è agire adesso. La Corrente del Golfo, il cuore caldo del clima europeo, non può essere considerata eterna.
