Il 7 ottobre 1985 un commando palestinese sequestrò la nave da crociera Achille Lauro, uccidendo l’ebreo Leon Klinghoffer, anziano e su una sedia a rotelle, gettandolo in mare vivo. Al colmo di una concitata trattativa i suoi componenti furono espulsi e mandati in Egitto; il loro aereo venne intercettato da caccia americani e dirottato nella base NATO di Sigonella.

Craxi rivendicò la sovranità italiana sulla base NATO

Gli americani volevano processare quei terroristi negli Stati Uniti per aver ucciso un cittadino statunitense, perciò nella notte tra il 10 e l’11 ottobre dello stesso anno circondarono l’aereo con forze speciali, circondate a loro volta da carabinieri che impedirono che i sequestrati lasciassero l’Italia. Il Presidente del Consiglio era Bettino Craxi, che rivendicò la sovranità italiana sulla base NATO e si rifiutò di consegnare i terroristi.

Il gesto ripetuto da Giorgia Meloni

Lo scorso venerdì 27 marzo, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, su richiesta del Ministro della Difesa, Guido Crosetto ha ripetuto il gesto negando l’atterraggio ad aerei militari statunitensi diretti in Medio Oriente. Ci sono molte affinità tra i due episodi, oltre ad essere interessata la stessa base di Sigonella. Come allora, tutto nasce da fatti avvenuti il 7 ottobre, poi il coinvolgimento del fenomeno terrorista palestinese ed infine la “stazza” dei protagonisti, in quanto Craxi (detto Lothar, come il gigantesco guardaspalle di Mandrake) era alto 1,92 metri come Crosetto. Come corollario del fatto c’è da dire che Crosetto è un ammiratore di Craxi e nel gennaio di quest’anno è andato a Hammamet per rendere omaggio alla sua tomba, nell’anniversario della morte. Il Presidente degli Stati Uniti all’epoca dei fatti era Ronald Reagan, ex attore che nessuno dava per vincente, come l’attuale Donald Trump. La parabola di Craxi, dopo questa ostentazione di orgoglio nazionale, curiosamente prese a incurvarsi verso il basso, sfociando nella crisi di sistema di cui risentiamo ancora le conseguenze. Certo anche il gesto di Crosetto mostra un senso di orgoglio nazionale ed è stato applaudito anche dalla più dura opposizione (antiamericana), ma non è certo che siano state valutate appieno le circostanze al contorno.

Il governo italiano ricattabile delle opposizioni

Il governo italiano finora si è dimostrato filoamericano, al contrario degli altri, come quello francese, quello tedesco e più di tutti quello della Spagna socialista, ma dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia appare, se non più debole, molto più ricattabile dalle opposizioni. L’ha già dimostrato in occasione dell’episodio della Domenica delle Palme, in cui si è lanciato addirittura più in là delle opposizioni, sostituendosi addirittura al governo dello Stato Pontificio che potrebbe non averla presa bene. Con un po’ di spirito critico, basta guardare il comportamento del Patriarca di Gerusalemme all’inizio dell’incidente, riascoltare le parole di Papa Leone all’omelia della Domenica delle Palme e rileggere le misurate parole del Cardinale alla fine della giornata. Appare chiaramente un intervento dall’alto, come una “moral suasion” esercitata sia su qualcuno più in alto del governo, sia sul Patriarca e non c’è niente di male a pensare che il Presidente degli Stati Uniti e il Papa sono tutti e due americani. Ronald Reagan se la legò al dito e Trump non è remissivo affatto, per cui bisogna capire che come Stato (o nazione, come ama dire la Presidente del Consiglio), senza l’ombrello americano, l’Italia sarebbe completamente sguarnita anche se l’Iran le sparasse contro un fuoco d’artificio. Per di più è anche vero che le basi americane sono situate sul territorio italiano, ma non sono italiane, ma concesse ad un organismo sovranazionale il cui “socio” di maggioranza è rappresentato dagli USA.

Il Ministro della Difesa ha detto che gli aerei americani non stavano compiendo una missione di pace ed avrà i suoi motivi, ma non bisogna dimenticare che la NATO non è un “ong” e quindi le basi non sono come un resort per vacanze, per cui ci si deve attendere qualche reazione.
Così come il governo italiano, anche Trump in questo momento non se la passa bene, ma potrebbe usare il diniego italiano come un elemento che mette in crisi la battaglia ingaggiata con l’Iran e, quindi, giustificativo per qualche difficoltà non paventata. Ma noi italiani, a volte, viviamo un po’ sopra le righe (anzi direi sopra le nuvole) perché stiamo dimenticando che gli americani sono un popolo che, quando si sente offeso, si ricompatta intorno al leader: insomma, il nobile gesto del “gran rifiuto” dettato da apparente orgoglio nazionale potrebbe presto trasformarsi in un boomerang che quando torna indietro a velocità doppia di quando è partito fa molto, molto male.