Il ritorno della volatilità sui mercati energetici, alimentato dalle tensioni geopolitiche e dalle difficoltà lungo le principali rotte di approvvigionamento, riporta al centro del dibattito italiano un tema che da emergenziale è diventato strutturale. L’aumento dei prezzi di gas e petrolio, destinato a trasferirsi progressivamente su famiglie e imprese, impone una doppia lettura: da un lato la gestione dell’urgenza, dall’altro la necessità di correggere squilibri accumulati nel tempo.

In questo contesto, il decreto Bollette si inserisce come un intervento di natura strutturale e non come risposta diretta alla crisi geopolitica in corso. Come evidenzia Luca Squeri, deputato alla Camera per Forza Italia, il provvedimento «nulla aveva a che fare con quello che è avvenuto nelle ultime settimane, perché concepito prima dell’attuale escalation e orientato a incidere in modo stabile sui meccanismi di formazione del prezzo dell’energia». Proprio per questo, la nuova fase di tensione internazionale richiederà strumenti diversi, di carattere emergenziale, capaci di intervenire nell’immediato per attenuare l’impatto dei rincari. In prima linea resta la leva fiscale, con il possibile ricorso alle accise mobili per neutralizzare l’aumento dell’IVA legato al rialzo dei prezzi delle materie prime, una misura definita «basica» ma necessaria in caso di persistenza delle attuali condizioni. Il punto, infatti, è che l’Italia, come spiega Squeri, continua a scontare un ritardo strutturale nelle politiche energetiche, che si traduce in una maggiore esposizione agli shock esterni e in un costo dell’energia superiore rispetto ai principali competitor europei.

Il nodo centrale è quello del mix energetico. A differenza di altri Paesi europei, dove il nucleare e le rinnovabili coprono una quota significativa della produzione elettrica, il sistema italiano resta fortemente dipendente dal gas, con effetti diretti sulla formazione del prezzo dell’energia. «Avere il gas come fonte prioritaria vuol dire avere una bolletta appesantita», osserva Squeri, evidenziando come questa struttura renda il sistema più vulnerabile anche all’impatto dell’ETS, il sistema europeo di scambio delle emissioni. In questo quadro, l’ETS si configura come un fattore di costo che incide in modo sproporzionato sui Paesi più dipendenti dal gas, aggravando il prezzo dell’energia elettrica attraverso il meccanismo del costo marginale. È proprio su questo terreno che si concentra una delle principali linee di intervento del decreto Bollette, che punta a escludere il costo delle emissioni dalla formazione del prezzo dell’energia prodotta da impianti termoelettrici, riducendo così l’impatto finale sulle bollette. Una misura che richiede tuttavia il via libera europeo e che si inserisce in una più ampia battaglia italiana per correggere gli effetti distorsivi del sistema ETS in un mercato energetico non omogeneo.

Parallelamente, la strategia energetica nazionale si muove lungo più direttrici, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza e rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti. Da un lato, l’accelerazione sulle fonti rinnovabili resta imprescindibile, ma non sufficiente: la natura intermittente di fotovoltaico ed eolico impone lo sviluppo di sistemi di accumulo, considerati «fondamentali» per garantire continuità e stabilità alla rete. Dall’altro, si riapre il capitolo del nucleare, visto come componente necessaria per rispondere al cosiddetto trilemma energetico – sicurezza, costo e decarbonizzazione – in una prospettiva di medio-lungo periodo. In questo contesto, anche il gas mantiene un ruolo di transizione, con un rinnovato interesse per la produzione nazionale, finalizzata a ridurre la dipendenza dall’import e a rafforzare la resilienza del sistema.

La dimensione internazionale resta tuttavia determinante: in un mercato globale, le tensioni lungo le supply chain e le rotte energetiche si riflettono inevitabilmente sui prezzi e sulla disponibilità delle risorse, indipendentemente dalla distanza geografica dei conflitti. Da qui la necessità di una strategia integrata che tenga insieme interventi immediati e riforme strutturali, semplificazione autorizzativa e attrazione degli investimenti. La sfida per l’Italia è dunque quella di trasformare una fase di instabilità in un’occasione di riposizionamento, correggendo le fragilità del sistema e costruendo un modello energetico più equilibrato, competitivo e sostenibile nel tempo.