Francesca Albanese cavalca l’onda al centro sociale occupato, la Special Rapporteur tra Cnr, Parlamento e SpinTime scalderà gli animi su “Israele genocida”

FRANCESCA ALBANESE, RELATRICE SPECIALE DELLE NAZIONI UNITE SUI TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI

La confusione è alta, nelle piazze, dunque il clima è eccellente. Parafrasando Mao questo sembra essere il pensiero di chi punta alla saldatura tra antagonismo e radicalismo islamico. Dopo settimane di silenzio calcolato, un’operazione di sterilizzazione necessaria dopo l’arresto di Amin Abu Hannoun, oggi imputato per terrorismo e ritenuto dalla Procura di Genova collegato a Hamas, chi torna oggi a Roma? Francesca Albanese. Con un tour de force un po’ acrobatico e non poco improbabile. Tre eventi pubblici in dodici ore, tre posture, tre messaggi diversi: la studiosa, la politica, la militante.

La giornata comincia alle dieci del mattino al CNR, il prestigioso Consiglio Nazionale della Ricerca dove Albanese appare in versione “esperta di etica”. Il tema è “Questioni di etica nella scienza”. La locandina è levigata, pulita, istituzionale. L’immagine è sobria, quasi studiata per ristabilire una credibilità incrinata dagli ultimi mesi di esposizione militante. Un ritorno calibrato, chirurgico, in punta di fioretto. Si apre, d’altronde, la caccia al seggio: si vota tra quattordici mesi, le candidature si profilano adesso. Passano poche ore e Albanese cambia scena e abito mentale. Si sposta a Montecitorio, dove abbraccia la sua dimensione politica accanto a parlamentari di Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Un rientro sulle scene istituzionali che arriva dopo settimane di cautela ma non riesce, all’ultimo, a mordersi la lingua: «Genocidio di Gaza, un crimine collettivo», il titolo dell’incontro con cui la Special Rapporteur incontra Stefania Ascari, Dario Carotenuto e Carmela Auriemma del M5S, Peppe De Cristofaro e Tino Magni di Avs e Arturo Scotto del Pd.

Ma la vera Albanese riappare in serata. Quando Amnesty International la chiama a salire sul palco dello spazio occupato Spin Time Labs, a Santa Croce in Gerusalemme, per parlare — e sappiamo esattamente in che chiave — di “Gaza e occupazione israeliana”. Questo è il suo terreno naturale: quel mix di militanza ideologica, antisistemica e filoislamica negli anni ha costituito la sua grancassa e alimentato critiche sulla sua imparzialità come relatrice speciale dell’ONU. Tre scene, tre versioni, un unico obiettivo: restituire ad Albanese una sorta di verginità politica dopo i mesi segnati dalle sue iniziative pubbliche accanto ad Hannoun. L’operazione è evidente: ripresentarla come figura istituzionale e intellettuale prima di riportarla, la sera stessa, nella dimensione militante da cui proviene. Un bilanciamento fragile. E, appunto, non poco improbabile.

Le proteste non mancano. Durissima la senatrice di Fratelli d’Italia, Ester Mieli: «I salotti ‘rossi’ dello Spin Time aprono le porte a Francesca Albanese. Apprendiamo che Amnesty International, la stessa che si era detta “profondamente preoccupata” per il ddl sull’antisemitismo, organizza l’incontro nello stabile occupato e a spese dei contribuenti. Una vergogna, all’insegna dell’illegalità, e dopo i fatti ignobili di Torino contro le Forze dell’Ordine».