L'intervista
Gasparri: “Gratteri è in sovraesposizione, dice assurdità. Ranucci? Un pericoloso omofobo. Ho segnalato all’Unar e all’ODG, si sveglino”
Maurizio Gasparri, già ministro delle Comunicazioni, è capogruppo di Forza Italia al Senato e componente della Commissione di Vigilanza Rai. In prima fila sul referendum per la Giustizia, non si capacita di come il Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, si sia lasciato andare a dichiarazioni così scivolose.
Senatore, partiamo da quanto accaduto: Gratteri che dice “chi vota sì è mafioso”. Poi il tentativo di chiarimento ai microfoni de La7. Ha chiarito?
«Purtroppo no. Io conosco il procuratore Gratteri e lo stimo, abbiamo condiviso momenti di impegno contro le droghe, in comunità terapeutiche, nelle scuole, in Parlamento. Proprio per questo mi dispiace il tono astioso che ha assunto. È legittimo avere opinioni, ma questa sovraesposizione pluriquotidiana lo sta portando a scivolare su posizioni sbagliate e spropositate. Fa un mestiere delicatissimo, dispone della libertà e della reputazione delle persone: così sta danneggiando gravemente la sua, di reputazione. E glielo dico con spirito amichevole».
Anche perché è un magistrato nel pieno delle sue funzioni…
«Ha detto una cosa che non sta né in cielo, né in terra. E se un cittadino che sostiene il Sì un domani si trova ad avere a che fare con la Procura di Napoli, cosa deve pensare?»
È auspicabile, come chiedeva il direttore del Riformista nell’editoriale ieri, un maggiore coinvolgimento della maggioranza nella campagna referendaria?
«È inevitabile. Lo scontro ha valenza politica e far finta di nulla è inutile. Certo il governo deve muoversi con garbo, valorizzando i temi e puntando sulla società civile e sulle vittime della mala giustizia. La politica non deve egemonizzare, ma non può nemmeno estraniarsi».
Da una scivolata all’altra: la chat di Ranucci sulla “pericolosa lobby gay” di quale deriva ci avverte?
«Sigfrido Ranucci è un pericoloso omofobo. Ho segnalato tutto al governo, alla Vigilanza Rai, al MIMIT, ho scritto all’Unar – organismo che contrasta gli episodi di discriminazione – e all’Ordine dei giornalisti. Sono iscritto all’Ordine dal 1981, professionista dal 1985, esigo rispetto. Unar e Ordine non mi hanno risposto: si sveglino. Verso le mie quote da anni e scopro che vanno ad alimentare Articolo 21, impegnato nella campagna referendaria per il No. Almeno diano risposta alle mie segnalazioni. Quello di Ranucci è un episodio turpe. Una persona così non può stare in prima linea nel servizio pubblico Rai».
Si dovrà chiarire molto anche sulla vicenda Bellavia, il super consulente con la lista dei 104 nomi…
«Ho denunciato alla Procura di Milano. Ranucci fa finta di niente, voleva le scuse perché l’iscrizione è per violazione della privacy e non per dossieraggio. Gli dico che la violazione della privacy è la premessa del dossieraggio. Lasciamo indagare la Procura. Chieda scusa a me e agli italiani: quello che fa è una vergogna. Usa un consulente delle Procure come consulente di Report, mescolando i ruoli. Ho denunciato Bellavia, Report e la Rai. Spero che la mia denuncia contribuisca a fare chiarezza in una situazione che al momento appare torbida».
Le discriminazioni gridate a microfoni accesi, lanciate senza mai scusarsi, ormai vanno di moda. Francesca Albanese è accusata di alimentare un clima di odio contro Israele che poi finisce per rinfocolare l’antisemitismo. Può ancora rimanere al suo posto?
«Francesca Albanese per me è un mistero: non so come sia arrivata dove sta. È evidente che debba lasciare quel posto, l’ha detto anche il ministro Tajani. Mi chiedo con quali criteri sia stata selezionata. Sembra una selezione al contrario: si cerca la persona più inadatta e le si dà l’incarico. Albanese è un personaggio che non può rappresentare ciò che rappresenta, ed è ormai evidente a tutti».
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