Esteri
Giorgia Meloni studia per diventare la nuova Merkel. Ma un Adenauer non ce l’ha
STOCCARDA
Uno degli ultimi grandi partiti popolari, la CDU – loro almeno non si vergognano di chiamarsi ancora “democristiani” – celebra il suo 38mo Congresso. Una parola ormai obsoleta nel linguaggio della politica: in Italia nemmeno gli ultimi partiti veri, il PD e la Lega, riescono a fare congressi credibili. Qui a Stoccarda, migliaia di delegati, elezione dei vertici del partito di fronte a ospiti internazionali. Un momento di confronto, di conoscenza, di partecipazione, di condivisione o di disaccordo, che si conclude comunque con decisioni che tutti accettano. Dieci minuti di standing ovation per il cancelliere Merz, alla conclusione di un intervento di quasi due ore. Un discorso orgogliosamente tedesco, ma anche fortemente europeista, per quanto non privo di critiche alla euroburocrazia e di un esplicito richiamo alle “raccomandazioni” di Letta e Draghi.
Un intervento che copre tutte le dimensioni, dal quadro geopolitico, caratterizzato da un tempo difficile e da un nuovo ordine globale non più basato sul rispetto di regole, alla politica europea, alla politica interna; dalla lotta contro ogni forma di antisemitismo alla solidarietà con il popolo ucraino (i passaggi più applauditi). Con più di un richiamo all’orgoglio di un partito, la CDU, che “è una roccia” e che “vive con gioia la politica”. In prima fila, una Angela Merkel, ringraziata da Merz, visibilmente fredda all’inizio, sorridente e sciolta in un applauso convinto alla fine. Questi amici tedeschi potranno essere più o meno simpatici, ma sono sicuramente bravi, forse i nostri partiti dovrebbero imitarli.
Così come Giorgia Meloni probabilmente vorrebbe imitare il percorso politico della Merkel. Con un solo, grande limite: lei un Adenauer non ce l’ha. E, purtroppo, neanche un De Gasperi.
© Riproduzione riservata






