Solo qualche giorno (probabilmente lunedì), poi il grande addio: «Lascio il Pd». A chiudere la porta del Nazareno sarà l’eurodeputata della minoranza Elisabetta Gualmini, pronta a passare in tempi rapidi ad Azione. Non un fulmine a ciel sereno. Era noto da settimane il crescente disagio dell’ex vicepresidente dell’Emilia-Romagna per le posizioni assunte da Elly Schlein, soprattutto sui temi di politica internazionale: una distanza cresciuta esponenzialmente negli ultimi mesi.
La notizia che filtra dalla plenaria in corso a Strasburgo, per pura casualità, si intreccia con il ciclone “Merzoni” che si preannuncia in Europa. Il vortice è quello originato dalla nuova coppia forte, Friedrich Merz e Giorgia Meloni: «Al Continente ora ci pensiamo noi». L’offensiva è partita martedì con il voto dell’Assemblea parlamentare che ha approvato il primo elenco dei Paesi di origine sicuri («È una svolta impressa dall’Italia», ha esultato il ministro Piantedosi) e dei Paesi terzi sicuri. Da ieri la brezza si è spostata a Roma, dove il Consiglio dei ministri ha licenziato il ddl sull’immigrazione, uno dei capisaldi dell’intesa italo-tedesca: servirà a dare attuazione al Patto Ue sulla migrazione e l’asilo. Una novità su tutte: il blocco navale.
L’accordo finale recita così: «Nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, l’attraversamento del limite delle acque territoriali può essere temporaneamente interdetto con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno». Per un massimo di 30 giorni, prorogabili fino a sei mesi. L’interdizione potrebbe scattare anche in presenza di una «pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini». Questa l’ammenda prevista per chi viola il divieto: «Si applica al trasgressore la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 10mila a 50mila euro». Un altro passaggio conduce direttamente al corridoio disegnato dall’Europarlamento: «I migranti eventualmente a bordo di imbarcazioni sottoposte all’interdizione possono essere condotti anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi».
Nuova linfa per i “famigerati” hotspot in Albania. Il clima da Open Arms (la nave spagnola tenuta in porto per 19 giorni nel 2019 dall’allora ministro Salvini) rimette il campo largo sulle barricate. Con un santino: «Fare come Pedro Sánchez». Lo spiega il capogruppo di Avs al Senato, Peppe De Cristofaro: «Le risposte della destra sono del tutto inefficaci. Invece di immaginare il blocco navale, andrebbero aperti canali di immigrazione regolari e superato il fallimento dei respingimenti».
C’è uno spauracchio che agita i banchi della sinistra: un’Ice in versione europea. Pronta alla mobilitazione Emergency: «È un ulteriore restringimento dello spazio operativo delle organizzazioni non governative che operano in mare». Nel testo finale uscito da Palazzo Chigi entra la stretta ai ricongiungimenti familiari, fortemente sponsorizzata dalla Lega. Alla fine esce di scena la cosiddetta norma “salva Almasri”, tenuta in forse fino alle ultime ore. Prevedeva «la consegna allo Stato di appartenenza di persona pericolosa per la sicurezza nazionale o per la compromissione delle relazioni internazionali». Più trasversali, invece, le divisioni che si ripercuotono a Palazzo Madama sul testo relativo all’antisemitismo, in esame alla Commissione Affari costituzionali.
L’epicentro è il Pd: il pugno di ferro tentato dal presidente dei senatori dem, Francesco Boccia, non ha sortito effetti e il gruppetto di dissidenti capitanato da Graziano Delrio va avanti. È cominciata la discussione sugli 80 emendamenti presentati (20 solo dei dem) al testo base del leghista Massimiliano Romeo. La maggioranza insiste su un voto bipartisan (difficile), ma l’obiettivo è arrivare in Aula nella prima settimana di marzo. «Credo che ci sia da parte di tutti la volontà di entrare nel merito», commenta soddisfatta la senatrice della Lega Daisy Pirovano, relatrice del provvedimento. Disponibile all’accordo anche il capogruppo di Forza Italia Maurizio Gasparri: «Propongo misure di ordine penale, ma se è una questione problematica e se c’è un’intesa, sono pronto a fare mediazioni. Ci siederemo e ne parleremo».
Quello che farà la maggioranza che si vedrà la prossima settimana per decidere la strategia. Al Nazareno, però, le bocche restano cucite. E la paura serpeggia tra i corridoi: chi uscirà dopo Elisabetta Gualmini?
