"Le violenze hanno una ragione": questo è il crudele sottotesto
Il Giorno della Memoria è diventato un ghiotto pretesto contro gli ebrei, l’appuntamento dell’antisemita per rilanciare il negazionismo
Se si trattasse di ricordare la Shoah – cioè di averne, conservarne e tramandarne la memoria – sarebbe un conto. Ma ormai non si tratta di questo (ammesso che si sia mai, davvero, trattato di questo). Ormai, ma non da oggi, il Giorno della Memoria è l’appuntamento atteso dall’antisemita (e innanzitutto dall’antisemita che non sa di esserlo) per esercitarsi in una nuova e anche più grave forma di negazionismo.
Non più quello che nega o minimizza, giustifica o “contestualizza” la Shoah, ma quello che nega il diritto alla Memoria agli ebrei che non lo meritano. Quello che subordina il diritto alla Memoria al dovere di ricordare che non tutti hanno quel diritto, ma solo quelli che fanno proprio e ripetono il verbo antisemita per come si formula da quando esiste – perché gli ebrei l’hanno costruito – l’unico e ultimo posto per gli ebrei: Israele. E il verbo dice che quel posto è usurpato dagli ebrei. E se non è usurpato è comunque occupato con modalità illegali. E se non è occupato è comunque sottoposto a un governo ingiusto.
E siccome quel posto – che è l’unico e ultimo posto per gli ebrei – è usurpato, siccome è occupato illegalmente, siccome è sottoposto a un governo ingiusto, allora si abbia memoria, nel giorno della Memoria, del fatto che non vengono dal nulla le violenze contro gli ebrei. Se ne abbia memoria il 7 ottobre. Se ne abbia memoria quando gli ebrei sono uccisi in una sede diplomatica a 10mila chilometri di distanza da Gerusalemme.
Se ne abbia memoria quando gli ebrei sono accoltellati davanti a una sinagoga in Inghilterra. Se ne abbia memoria quando gli ebrei sono macellati su una spiaggia australiana. Si abbia memoria del fatto che, dopo la loro eradicazione bimillenaria, la radicazione in Israele degli ebrei impone sul bavero della vita di ogni ebreo un altro segno distintivo. Un contrassegno di cui ogni ebreo può infine liberarsi se rinuncia a credere nel verbo che lo dice appartenente al suo popolo, il popolo di Israele, e se diventa osservante del verbo che lo vuole colpevole di quell’appartenenza.
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