Si preannuncia un’altra settimana piuttosto vivace, quella appena iniziata. Pasqua è alle porte e le acque governative sembrano non essersi ancora placate. Ma guardiamo ai fatti: al momento, è certo, il posto vacante è quello al Ministero del Turismo. Negli ultimi giorni tante, troppe, versioni sono circolate per i corridoi e alquanto fantasiosi retroscena sono stati scritti.

Una voce ha circolato con insistenza, quella riguardante un possibile cambio al Ministero dello Sviluppo economico, oggi sotto la guida di Adolfo Urso. Che vi sia un fronte aperto critico tra governo e sistema produttivo è evidente. L’ultimo casus belli è stata l’approvazione in Consiglio dei ministri del Decreto Fiscale, che tra le misure prevede una riduzione del credito d’imposta per le imprese che avevano già prenotato gli incentivi e che non stanzia risorse per le cosiddette imprese “esodate” del piano Transizione 5.0.

Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha parlato di “fiducia a rischio”, e chiesto con urgenza l’apertura di un tavolo di confronto. Dal canto suo, Urso pare abbia tentato la mossa dello scaricabarile, facendo rimbalzare le responsabilità sul ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che – come un capitano nella tempesta – da inizio legislatura ha l’arduo compito di tenere la barra dritta, tra crisi internazionali e scenari economici complessi. Giorgetti ha già spiegato che, sulle risorse stanziate per 5.0, va deciso se “le disponibilità devono andare a costoro – alle aziende in coda – o a favore delle imprese energivore piuttosto che delle aziende di trasporto o per i tagli alle accise”.

Del resto, i conti devono tornare, e la prudenza di Giorgetti è apprezzata tra gli industriali. Meno apprezzate, invece, sono le politiche di Urso, più volte tacciate in passato come vaghe e poco incisive. Che sia il momento buono per spostare Urso al Turismo per evitare ulteriori tensioni e fare un rimpastino? Dopo il Santanchè-exit, il nome del già governatore del Veneto, Luca Zaia, era iniziato a circolare. C’è chi sostiene che potrebbe essere lui il prescelto al posto di Urso ma, se così fosse, l’equilibrio tra alleati andrebbe ad alterarsi. Difficile, poi, pensare che Zaia si renda protagonista di questo cambio in corsa quando all’esecutivo resta appena un anno e mezzo. Certo, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo, ma l’entrata in scena di Zaia, al momento, pare destinata alle calende greche.

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Classe 1998, nata sotto il segno del cancro. Veneta, al momento a Roma. Seguo la politica estera e le cronache parlamentari. Tennista a tempo perso, colleziono dischi in vinile e li ascolto rigorosamente davanti a un calice di rosso. Kierkegaard e Nozick due grandi maestri.