Esteri
Trump: “Vicini alla vittoria”. Ma tra i Maga c’è disaccordo e i Pasdaran ne approfittano
Tra i media Usa serpeggiano dubbi sulla gestione della guerra. Teheran intende protrarre il conflitto per far affondare il Presidente statunitense
Quando finirà la guerra in Iran? E quali sono gli obiettivi di Donald Trump e Benjamin Netanyahu? Gli analisti, ma anche molti funzionari americani, israeliani ed europei si interrogano continuamente sulle dinamiche di un conflitto che sembra avere raggiunto il suo livello critico. The Donald è convinto di essere vicino alla vittoria. Ieri, ha anche esortato le navi a trovare il “coraggio” di solcare le acque di Hormuz, un corridoio per il quale, secondo il Financial Times, Francia e Italia avrebbero anche avuto dei contatti con l’Iran (indiscrezione smentita da Palazzo Chigi).
I bombardamenti israeliani e statunitensi proseguono senza sosta e hanno colpito anche ieri a Teheran, dove la folla ha celebrato la Giornata di Al-Quds insieme ai più alti dirigenti della Repubblica islamica. Per l’Idf, dall’inizio della guerra sono stati uccisi tra i 4mila e i 5mila militari iraniani. Pete Hegseth, segretario alla Guerra, ha usato come sempre un linguaggio molto duro. A detta del capo del Pentagono, Mojtaba Khamenei (per il quale il dipartimento di Stato americano offre fino a 10 milioni di dollari in cambio di informazioni) è “ferito e probabilmente sfigurato”. “La leadership iraniana è disperata e nascosta. Si è rifugiata nella clandestinità, rannicchiata come un topo”, ha continuato Hegseth, che ha anche sottolineato come il presidente Trump detti “il ritmo, la velocità e i tempi” del conflitto.
Ma la sua sicurezza contrasta con le dichiarazioni spesso ambigue o anche contraddittorie del presidente Usa, che ieri ha detto che “il regime cadrà ma non immediatamente”, e che questo scenario rappresenta ancora un problema. E i media americani non sembrano convinti di come l’amministrazione stia gestendo la guerra. Molti osservatori credono che a Washington sia in corso una guerra nella guerra, con il vicepresidente JD Vance che, a detta di Politico, si era opposto fermamente all’idea di attaccare l’Iran. La base Maga è con lui, e lo confermano anche le accuse di molti esponenti e influencer di quell’universo che ha trascinato Trump alle due vittorie.
La parte più legata a Israele del Partito repubblicano spera che Trump non si tiri indietro all’improvviso e che sostenga il conflitto fino al completo smantellamento della Repubblica islamica o quantomeno della fine definitiva del programma missilistico e di quello nucleare. Ma alcuni consiglieri hanno avvertito The Donald che la guerra, il numero dei caduti che inizia a crescere (13 con la morte dei sei membri dell’equipaggio di un aereo cisterna precipitato nell’Iraq occidentale) e il prezzo della benzina potrebbero avere un effetto molto pesante sul consenso e sulle elezioni di Midterm. La guerra rischia di essere ancora più intensa, dato che il Wall Street Journal ha riferito che gli Usa hanno approvato l’invio in Medio Oriente di un gruppo anfibio, composto di solito da diverse navi e 5mila marines. E alcuni funzionari e deputati hanno messo in guardia sul consumo degli arsenali. Secondo il Financial Times, il Pentagono avrebbe consumato “anni” di scorte di munizioni in questi primi giorni di guerra e già circola la voce che chiederà al Congresso 50 miliardi di dollari di spese aggiuntive. Trump, quindi, deve prendere una decisione alla svelta.
Mentre all’interno della Repubblica islamica, l’ordine dell’attuale leadership è quello di far vedere al mondo di volere trascinare gli Usa, Israele e i Paesi del Golfo in un conflitto prolungato e di non avere problemi interni. Una doppia strategia fatta di attacchi ai vicini, agli impianti petroliferi, blocco di Hormuz e repressione di qualsiasi forma di dissenso. Ieri, i Pasdaran hanno annunciato la 45esima ondata di missili e droni contro Israele, in coordinamento con Hezbollah. I Guardiani della Rivoluzione hanno avvertito che eventuali nuove proteste riceveranno una risposta ancora più dura di quanto avvenuto a gennaio, quando sono stati uccisi migliaia di manifestanti.
Le autorità iraniane hanno arrestato quattro persone accusate di avere fornito “informazioni sensibili” a “Iran International”, vicina all’opposizione e principale media della diaspora. E ieri, il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha lanciato uno strano messaggio: “Si è aperta una nuova pagina nel sistema di gestione della guerra i cui effetti saranno ben visibili”.
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