Il riscaldamento globale fuori controllo, la società divisa in caste e uomini geneticamente modificati che la dominano. Siamo in Scandinavia a metà del XXI secolo. In questo tempo futuristico in cui la rete internet è implosa e “gruppi terroristici facevano attentati ai server e la Rete si è messa a funzionare sempre peggio finché una sera non ha dato più segni di vita e ci siamo ritrovati catapultati a un secolo prima, ma senza nessuno fosse in grado di fare a meno dei computer”, si snodano le storie di Marta, Sara, Miguel che nel Nord Europa migrano da una Napoli arida per cercare un “futuro possibile” raggiungendo Ahmed in Scandinavia.

Questo è in sintesi la trama dell’ultimo libro di Bruno Arpaia Il Mondo senza inverno (Guanda Editore) nelle librerie da pochissimi giorni. L’autore torna ad esplorare le conseguenze del cambiamento climatico, tema già affrontato, un decennio fa, nel precedente Qualcosa, là fuori, ma con una prospettiva diversa. La trama si snoda in un futuro prossimo (metà del XXI secolo) dove le stagioni sono scomparse e l’Europa è devastata dalla siccità e dal caldo estremo. I personaggi sono gli stessi del libro precedente che in queste pagine cercano uno spiraglio di vivibilità in Scandinavia, dopo un viaggio migratorio durato ben sei mesi ma vi trovano una umanità completamente devastata dalla IA.

La descrizione della società divisa in caste, dominata da “cittadini A” con potenziamenti tecnologici e neuro-chip, è un elemento centrale e distintivo di questo nuovo libro rispetto al precedente. Crisi Climatica e distorsioni della IA sono non lo sfondo su cui si dipana il romanzo ma esse stesse protagonisti principali. l’IA non è solo un accessorio tecnologico, ma un pilastro centrale della società futura che l’autore immagina. Uno dei temi forti del romanzo è il confronto tra il potere dell’IA e l’inevitabilità dei disastri ambientali. Arpaia mette in discussione l’idea che la tecnologia possa, da sola, risolvere una crisi ecologica di tale portata, evidenziando il rischio che diventi invece uno strumento di controllo e segregazione.

Bruno Arpaia, scrittore, giornalista, traduttore e grande conoscitore della letteratura latino-americana con questa sua ultima fatica letteraria ci regala un volume che possiamo ben definire necessario e anche inquietante. Non è solo un romanzo sul futuro, ma uno specchio impietoso del nostro presente. Il lettore non può non interrogarsi sulla devastazione climatica che anche nel nostro paese sta avanzando e che continua ad essere sottostimata. Questa lettura non è consigliata solo a chi ama la letteratura civile, a chi è sensibile ai temi ecologici e a chi cerca una narrazione che interroghi il presente attraverso la lente del futuro.

Questo libro, proprio nei giorni in cui si riflette sulla figura di San Francesco, il primo ecologista ante litteram, si offre a chiunque vede nella letteratura una possibilità di annuncio e denuncia in una realtà fatta dove proliferano i negazionisti. Bruno Arpaia ci ha avvisati. Quello che lui scrive non è detto che non possa succedere per davvero.

Rosa Carillo Ambrosio

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