È il paradosso dell’Alta Velocità veneta: mentre i cantieri della Brescia-Verona macinano chilometri e le attivazioni parziali si avvicinano, la tratta Vicenza-Padova resta impantanata in un limbo progettuale che dura da oltre vent’anni. E le previsioni più ottimistiche parlano di completamento nel 2032, quando l’opera avrebbe dovuto essere già operativa da tempo.

Il problema ha radici lontane. Il progetto preliminare approvato dal CIPE nel 2004 si concentrò sui binari, trascurando tutto il resto: le interferenze con le strade, gli attraversamenti fluviali, l’impatto idrogeologico. Una leggerezza progettuale che oggi presenta il conto. Il Consorzio Bonifica, incaricato di risolvere i problemi rimasti irrisolti, sta lavorando a soluzioni che avrebbero dovuto essere definite due decenni fa. Il nodo più critico è l’attraversamento di Vicenza. I quartieri interessati chiedono l’interramento della linea, ma la presenza ravvicinata di Bacchiglione e Tesina rende l’opzione tecnicamente complessa e finanziariamente proibitiva. Il progetto si orienta verso una soluzione a raso, che inevitabilmente scontenterà i residenti. Nel frattempo, l’amministrazione comunale lamenta di essere tenuta all’oscuro: le richieste di incontro con RFI, ha ammesso il vicesindaco Andrea Micalizzi, vengono sistematicamente procrastinate.

Anche Padova attende risposte. L’idea di interrare la stazione, eliminando la storica separazione con l’Arcella, resta sulla carta. Ma senza un progetto definitivo finanziato, ogni ipotesi rimane esercizio teorico. Il definanziamento del 2023 ha aggravato il quadro. I 277 milioni destinati al raddoppio della tratta Maerne-Castelfranco sono stati cancellati dalla scure del ministero, che ha escluso le opere prive di progetto esecutivo entro fine anno. Una decisione comprensibile sul piano della disciplina di bilancio, ma che testimonia la fragilità di un sistema incapace di rispettare le scadenze.

La catena decisionale non aiuta: Italferr progetta, il Consorzio Bonifica risolve le interferenze, Iricav Due realizza, RFI finanzia. Una matrioska di competenze che rallenta ogni passaggio. Intanto il Veneto orientale resta tagliato fuori dall’Alta Velocità, mentre Lombardia ed Emilia già ne beneficiano da anni. Il prezzo dell’indecisione lo pagano i pendolari e le imprese, ogni giorno.