Sembra incredibile (è da mesi siamo abituati anche all’incredibile) ma nell’iperuranio del pianeta Terra, sta funzionando una specie di telefono senza fili attraverso il quale Vladimir Putin (rappresentato dal ministro degli esteri Sergei Lavrov) vuol sapere attraverso gli emissari di Trump, Witkoff e Kushner (genero di Trump), che cosa abbia detto il Presidente americano durante il suo incontro a Parigi con gli europei della “Coalizione dei volenterosi”, dopo che l’intera Unione europea ha deliberato di dare novanta miliardi all’Ucraina, di cui trenta destinati alla modernizzazione civile.

I russi non sembrano interessati a conoscere che cosa combina la coalizione dei volenterosi (Francia, Inghilterra, Germania, forse la Polonia) ma a sapere da Trump che cosa lui stesso ne pensi. E anziché alzare il telefono e chiederglielo, attendono che i due inviati della Casa Bianca arrivino per dimostrare la buona fede americana nei confronti di Putin sulla questione delle garanzie di sicurezza. Apparentemente la Russia vuole decidere come comportarsi in Ucraina soltanto dopo aver ascoltato che cosa pensa Trump della decisione europea di dare all’Ucraina novanta miliardi di cui sessanta per acquistare armi europee e trenta per rendere l’Ucraina presentabile anche nei palazzi istituzionali per una veloce ammissione nell’Unione Europea. L’Europa con gli ucraini non ha parlato mai di ingresso dell’Ucraina nella Nato, ma Lavrov ha invece dedicato la sua attenzione soltanto alla questione dell’ingresso dell’Ucraina nella Nato.

Come si sa, l’Ucraina aveva chiesto di entrare nella Nato prima dell’invasione russa, ma la Nato l’aveva rifiutata perché dal 2014 il Paese si trovava in conflitto con la Russia dopo l’occupazione a mano armata della penisola della Crimea e dopo aver armato i russofoni del Donbass affinché scatenassero una guerra per giustificare l’invasione russa. Ciò che fa irrigidire il Cremlino sono le trattative per le garanzie americane di protezione automatica dell’Ucraina se dovesse affrontare una nuova invasione. Questo è probabilmente il motivo per cui il ministro degli esteri russo Lavrov seguita a porre come centrale la questione della Nato, dichiarando che la Russiavuole un rapporto completo e dettagliato sul tenore degli incontri di Parigi con la coalizione dei volenterosi, visto che il documento finale degli europei è una dichiarazione di intenti cui gli Stati Uniti non hanno aderito”.

Quello di Lavrov è certamente un nuovo stile diplomatico perché, pretende pubblicamente di sapere per filo e per segno come è andato l’incontro di Parigi fra Trump e gli europei: “Non abbiamo ancora informazioni specifiche su cosa sia effettivamente accaduto lì o cosa si celi dietro questo documento dichiarativo (degli europei)”. E poi, come accade da qualche settimana, Lavrov ha citato come “solida base” dei rapporti fra Usa e Russia l’esito (peraltro mai divulgato) degli incontri di Ferragosto fra Trump e Putin in Alaska, “dove – ha ribadito Lavrov – è stata raggiunta un’intesa condivisa sia dalla parte americana che russa”. Traduzione: a noi russi non importa nulla di quel hanno detto e deciso gli europei, “a noi russi interessa soltanto sapere se Trump a Parigi ha posto agli europei i limiti da lui concordati con noi ad Anchorage”. Lavrov cita i suoi colloqui con Steven Witkoff e con il genero di Trump Jared Kushner, a proposito delle garanzie di sicurezza che gli USA sarebbero disposti a concedere all’Ucraina e che sono troppo simili all’articolo 4 dell’Alleanza Atlantica che obbliga i membri della Nato.

L’intervento economico dell’Europa a favore dell’Ucraina (con il consenso di Trump) è dunque ciò che manda in bestia Putin il quale intende vietare a qualsiasi Paese che cade sotto la sua pretesa “sfera di influenza” di stringere accordi di difesa militare con l’Occidente. Tutto questo groviglio di mezze intimidazioni può avere un solo significato: da fonti di intelligence i russi sospettano che Trump abbia mandato all’aria le promesse fatte a Putin lasciando intendere “ai volenterosi europei” di essere segretamente dalla loro parte e che il clima di Anchorage è totalmente cambiato.

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Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.