La sentenza passata in giudicato, che ha identificato e condannato i responsabili della strage alla Stazione Ferroviaria di Bologna il 2 agosto 1980, viene giustamente ritenuta definitiva dai familiari delle vittime, e tra gli altri anche dal Comune e dalla Provincia di Bologna e dalla Regione Emilia-Romagna. C’è un’altra sentenza definitiva però, avallata dalla Cassazione, che riguarda l’abbattimento del DC-9 Itavia il 27 giugno dello stesso anno, con la quale vennero assolti con formula piena i Generali dell’Aeronautica accusati di depistaggio.
La Giustizia non si è limitata ad assolvere i Generali da ogni addebito, ma ha anche ampiamente spiegato quella decisione nelle motivazioni che la Corte di Assise di Appello di Roma ha depositato il 6 aprile del 2006. A pagina 73 di quella sentenza si legge: “Risulta provato che in quella giornata era effettivamente programmata una esercitazione Nato, denominata Patricia, che però era terminata alle ore 15. Nessun’altra esercitazione era prevista in orario successivo”. A pagina 115-116: “Nessun velivolo ha attraversato la rotta dell’Aereo Itavia, non essendo stata rilevata traccia di essi dai radar militari e civili le cui registrazioni sono state riportate sui nastri da tutti i tecnici unanimemente ritenuti perfettamente integri (…)”. “A ciò vanno aggiunti i vari accertamenti da cui risulta che tutti gli aerei militari italiani erano a terra, che i missili di dotazione italiana erano tutti nei loro depositi, che gli aerei militari alleati non si trovavano nella zona del disastro, e che nell’ora e nel luogo del disastro non vi erano velivoli di nessun genere”. “Tale ricostruzione trova conforto anche nel silenzio di un aereo dell’Air Malta, che seguiva a breve distanza il velivolo Itavia, che è atterrato tranquillamente a Malta e non ha segnalato alcunché di irregolare lungo la sua rotta: se vi fossero stati altri velivoli, certamente li avrebbe visti e comunicati”.
A pagina 116: “Tutto il resto è fantapolitica o romanzo, che potrebbero anche risultare interessanti se non ci fossero coinvolte 81 vittime innocenti”. “Le stesse ipotesi – si sottolinea ipotesi, ipotesi e non certezze – dell’abbattimento dell’aereo da parte di un missile o di esplosione a bordo non hanno trovato conferma dato che la carcassa dell’aereo non reca segni dell’impatto del missile, o nel caso della bomba all’interno dell’aereo, bisogna ritenere che l’ignoto attentatore fosse a conoscenza del dato che l’aereo sarebbe partito da Bologna con due ore di ritardo per poter programmare il timer con due ore di ritardo per l’esplosione, visto che di criminali kamikaze che potessero essere a bordo non vi era traccia”. “Tutto il resto, non essendo provato, è solo frutto della stampa che si è sbizzarrita a trovare scenari di guerra, calda o fredda, un intervento della Libia, la presenza sul posto del suo Leader Gheddafi, e così via, fino a cercare di escogitare un (falso) collegamento con la caduta di un Mig di nazionalità libica avvenuto in data successiva”.
Fortunatamente il Gip di Roma, per l’opposizione della presidente dell’Associazione per la verità su Ustica, Giuliana Cavazza, che in quel disastro ha perso la madre, non ha accolto la proposta del Pubblico ministero Erminio Amelio di archiviare l’indagine, che potrà continuare per scoprire e condannare chi collocò la bomba a bordo e si rese responsabile della morte di 81 persone innocenti.
